(9-10 luglio 2024) Con una maratona di 24 ore ininterrotte d’Aula per superare l’ostruzionismo della destra, abbiamo approvato in Assemblea la richiesta di referendum per abrogare la legge sbagliata e divisiva dell’Autonomia differenziata firmata Calderoli. Approvata anche, in subordine, una richiesta di quesito che obbligherebbe Parlamento e Governo a definire e finanziare i Livelli essenziali delle prestazioni per tutto il Paese prima di devolvere qualsiasi funzione. Come stabilito dalla Costituzione, col voto di cinque Consigli regionali sarà possibile chiedere l’indizione del referendum. Dopo l’Emilia-Romagna e la Campania, dunque, saranno chiamate a pronunciarsi anche altre Regioni e Toscana, Puglia e Sardegna hanno già annunciato la propria adesione a questa iniziativa che, lo ricordo, si aggiunge al già avvenuto deposito del quesito abrogativo in Cassazione da parte del PD insieme alle altre forze di opposizione, sia politiche che civiche e sindacali.

La nostra lotta unitaria sarà pervasiva, contro una legge che spacca l’Italia. Invece che investire in coesione e nel superamento di diseguaglianze che sono una zavorra per il Paese, il Governo Meloni lascia che un alleato di governo pianti una bandiera ideologica che dice a chiare lettere: “non siete tutti uguali”. Mancante non solo di finanziamenti ma di una regia istituzionale centralizzata e non politicizzata, ovvero super partes, la riforma leghista per l’autonomia differenziata incentiva distanze tra territori senza offrire alla cittadinanza nessuna protezione e garanzia di accesso universalistico a servizi e diritti essenziali. In un Paese già diseguale chi è discriminato rischia di perdere ulteriore terreno e ogni speranza di riscatto e partecipazione.

Esempi precisi di arretramento riguardano in particolare le ragazze e le donne, perché la potestà regionale esclusiva in materia di sanità andrà a colpire i servizi consultoriali di salute e l’esercizio del diritto di scelta per una maternità consapevole, che già fanno registrare violazioni palesi della legge 194/78 nelle regioni dove la destra governa. Così il diritto allo studio e al lavoro, su cui tanto ci sarebbe da fare e investire perché sia esigibile da parte di tutte, verrà ulteriormente limitato dalla mancanza cronica in molti territori di servizi pubblici di sostegno, assistenza e cura, di nido, scolastici e formativi. Che garanzie offre il Governo, in assenza di livelli di prestazione finanziati ed egualitari, per scongiurare il rischio che al Sud e in altre zone la marginalità femminile e giovanile non aumenti? Non ci aspettiamo risposta, purtroppo. Le Democratiche sono già impegnate attivamente e trasversalmente, dentro e fuori le istituzioni, a fermare questo attacco alla coesione nazionale, ai diritti sociali e democratici, alle prospettive di crescita.