(Pescara, 12 maggio 2024) La competenza, il pensiero e la concretezza delle donne e delle ragazze sono un valore aggiunto per l’alternativa politica alla destra reazionaria sia in Europa che nelle nostre Città. Su invito delle Democratiche abruzzesi e con la Portavoce regionale Lorenza Panei ho portato il sostegno della Conferenza nazionale alle candidate alle elezioni amministrative dell’8-9 giugno.

Le nostre candidate rappresentano una leva di cambiamento necessario: prima di tutto per una politica onesta che si prende cura del bene comune. Perché il potere locale e a qualunque livello va gestito con spirito di servizio e con lo sguardo di chi si immedesima nei vissuti e nei bisogni delle persone e della comunità. Alle donne che si mettono al servizio della propria comunità dico sempre che la storia è dalla nostra parte e non dobbiamo mai cedere a stereotipi e sottovalutazioni ma pretendere l’uguaglianza di genere, impegnando l’istituzione a realizzare una compiuta democrazia paritaria, come ci consegna la Costituzione.

Unite e insieme siamo forti e saremo l’onda d’urto che afferma una società più giusta e libera. Una società emancipata da violenze, da abusi di potere e derive oscurantiste che colpevolizzano solo chi è più fragile. Grazie alle parlamentari, alle candidate e alle rappresentanti istituzionali e sociali che hanno partecipato e che partecipano con passione alla vita pubblica! È stata con noi Manola Di Pasquale, candidata abruzzese alle elezioni europee per il Partito Democratico nella Circoscrizione Sud.

Nel giorno della Festa di tutte le mamme, abbiamo anche ricordato come essere madri per molte oggi sia sempre più difficile e sottolineato l’inadeguatezza del sistema in cui viviamo. Purtroppo, la natalità tanto sbandierata dal Governo in carica stride fortemente con politiche che stanno sottraendo risorse ai servizi e ai sostegni parentali varati dal precedente governo, alle scuole e ai Nidi. La situazione di disparità e segregazione lavorativa delle donne, sia verticale che orizzontale, il divario salariale, la carenza di una rete di di supporto, la cultura sociale che non promuove una vera condivisione delle responsabilità di cura, gli stereotipi imperanti, necessitano di un’azione politica e istituzionale ben diversa, strutturale. Una donna su cinque lascia il lavoro dopo essere diventata madre. Ci battiamo per una presa d’atto della realtà, fatta di una macroscopica ingiustizia che pesa sulle spalle delle donne, non certo sanabile dall’approccio ideologico antifemminista della destra.