Discutere di autodeterminazione femminile e legge 194 con professioniste e professionisti competenti che sono un orgoglio del sistema sanitario pubblico, regionale e nazionale: ho avuto occasione di farlo a Bologna alla casa del popolo di Via Andreini, in un’iniziativa di approfondimento sull’accesso all’IVG e a difesa dei nostri Consultori promossa da PD, Giovani Democratici e Conferenza bolognese delle Democratiche. Con me l’ostetrica Stefania Guidomei, i ginecologi Marinella Lenzi e Corrado Melega, Cristina Pattrozzi della CGIL Bologna, coordinati dalla giornalista Serena Convertino.

Ricordiamolo: il Consultorio familiare garantisce le cure primarie nell’area della salute sessuale, riproduttiva e psico-relazionale della donna, dei singoli, delle coppie e delle famiglie, con équipe multidisciplinari (ostetrica, ginecologo, psicologo, assistente sociale ed altre figure professionali localmente individuate quali dietista, dietologo, andrologo, genetista, senologo ecc.) che offrono percorsi preventivi e diagnostico terapeutici integrati con le strutture presenti nel territorio di riferimento. Nell’ambito del Servizio sanitario nazionale è la sede deputata di realizzazione di programmi personalizzati di intervento per lapplicazione della Legge 194/78, ovvero per l’accesso informato, consapevole e sicuro all’aborto. Oggi in Emilia-Romagna sono presenti 191 consultori familiari distribuiti in ambito distrettuale, affiancati da 37 Spazi Giovani e da 18 Spazi donne immigrate e loro bambini. La rete consultoriale rappresenta un punto di riferimento essenziale di prossimità per la maggioranza delle persone e famiglie residenti, grazie ad una organizzazione fondata su finalità di integrità della persona, continuità assistenziale, umanizzazione della presa in carico.

L’introduzione forzata e surrettizia delle associazioni pro-life antiabortiste nei Consultori familiari, decisa con un blitz della destra in Parlamento, rompe il patto di fiducia tra le donne e i Servizi territoriali. Un patto fondato, per legge, sulla volontà e sulla libera scelta in un contesto di sostegno, ascolto e informazione completa resa, su richiesta della donna, anche da associazioni di varia natura sociale. La legge 194 stabilisce questo equilibrio mantenendo al centro la privacy e l’autodeterminazione femminile sul proprio corpo e sulla propria salute, come deve essere. Il tentativo del governo Meloni, in linea con l’impostazione culturale patriarcale della destra, è invece quello di trasformare i Consultori da luoghi in cui una donna viene curata, sostenuta e protetta in luoghi dove viene giudicata. Non lo permetteremo.