(6 marzo 2024) Grazie a Cgil Modena, Cisl Emilia Centrale e Uil Emilia-Romagna per aver promosso questo confronto pubblico nell’ambito delle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna e avermi invitato ad ascoltare e rappresentare l’impegno politico agito in Regione e sui territori per la parità occupazionale e salariale. Dalle parole d’ordine – dignità, parità, autonomia, emancipazione – si deve passare ai fatti e sgombrare la strada delle donne dagli ostacoli molteplici che incontrano. Il cambio di passo non può che essere collettivo e partire da noi.

Molti i numeri che fotografano il difficile rapporto tra donne e lavoro. Il World Economic Forum, nel rapporto gender gap 2023, ha attestato che al ritmo attuale di progresso, per raggiungere la piena parità bisognerà attendere l’anno 2154. Ciò vale anche per l’Italia, che si posiziona solo 79esima su 146 paesi a causa delle arretratezze che persistono nell’organizzazione sociale e nel mondo del lavoro, a causa di stereotipi di ruolo che il governo nazionale non riconosce come problema. Non solo l’occupazione femminile è al 51,3% molto al di sotto della media europea, ma troppe ragazze e donne italiane sono intrappolate in lavori poco qualificati e retribuite in maniera inferiore rispetto agli uomini (circa il 16% in meno di media nel lavoro dipendente). Il Fondo monetario internazionale ha stimato che il gender pay gap ci costa l’11% del PIL ogni anno.

In Emilia-Romagna abbiamo un’offerta educativa e di prossimità dei servizi socio-assistenziali migliore che in altri territori, eppure il 70% delle donne emiliano-romagnole che scelgono un part-time “volontario” sono, di fatto, costrette ad intraprendere questa decisione per poter assistere la famiglia, figli e anziani. Lo scatto occorre ovunque e va sostanziato da una serie di misure su cui investire risorse. Politiche attive, dunque, per la formazione professionale e i tirocini, per attività di avvio all’autoimprenditorialità, per sgravi contributivi e incentivi alle imprese che assumono donne. La diffusione di opportunità di carriera e servizi di welfare che conciliano vita familiare e lavoro passa anche dalla certificazione di parità per le aziende, che in Emilia-Romagna promuoviamo. Occorrono misure nazionali di empowerment femminile come i percorsi di orientamento alle discipline STEAM/digitali per le ragazze delle scuole superiori (da quest’anno accessibili in 26 città emiliano-romagnole) e corsi digitali per le donne di ogni età ai fini dell’inserimento o reinserimento al lavoro. In tanti territori italiani mancano infrastrutture educative pubbliche, per scelta di questo governo che ha depotenziato il Piano Nidi del PNRR. Manca un salario minimo di garanzia e il congedo paritario (di almeno 5 mesi retribuito al 100% per entrambi i genitori) e altri sostegni sociali a beneficio dei/delle caregivers. Mancano servizi sociosanitari pubblici e non c’è speranza di colmare le lacune della Sanità territoriale fino a quando ci sarà questa maggioranza di governo che sposa un modello privatistico. L’alternativa è possibile ed urgente.

Grazie alle donne dei Sindacati, alle esperte e alle attiviste che alimentano il confronto, la lotta giusta per i diritti delle persone, per la parità e l’autonomia femminile. Lotto marzo tutti i giorni.