Un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza per rendere possibili cure e aiuti illimitati alla popolazione palestinese martoriata. Lo chiediamo da molte settimane e, a fronte del massacro arrivato oggi a 28.000 civili di cui oltre il 70% sono bambini e donne, non c’è alcuna giustificazione al ritardo dell’Europa e di tutti gli Stati nel pretendere che le armi si fermino e si apra la via diplomatica, condizione indispensabile anche per la liberazione degli ostaggi israeliani. La segretaria Elly Schlein è la prima firmataria di una mozione parlamentare e in particolare di una sintesi unitaria che ha permesso di impegnare finalmente l’esecutivo. Il testo approvato dalla Camera impegna infatti il Governo italiano ad un protagonismo in Europa che sinora non abbiamo visto, per lo stop alla strage, garantire gli aiuti e proteggere i civili palestinesi, per promuovere una Conferenza internazionale di pace il cui esito politico dovrà essere il riconoscimento di uno Stato palestinese.

Oltre all’attivismo civico e umanitario, sono numerose le iniziative che il Partito Democratico sta svolgendo per affermare che la Pace non è un’utopia ma un progetto politico che va alimentato nella società sconfiggendo indifferenza e interessi che nulla hanno a che fare con il bene comune. Ad esempio ho preso parte al confronto “Per un’Europa progressista” con Peppe Provenzano, promosso dalla segretaria del PD bolognese Federica Mazzoni. Anche in questa occasione abbiamo condiviso un punto fermo: Hamas, il cui brutale attacco tutti abbiamo condannato con nettezza, non è il popolo palestinese, è invece una voce che va isolata nel mondo arabo. Confondere, come stanno facendo le destre nazionaliste non soltanto del Governo Netanyahu, tutto il popolo palestinese con l’organizzazione terroristica responsabile degli orrori del 7 ottobre, fa un favore ad Hamas e alle forze fondamentaliste, non certo al popolo di Israele e ad una prospettiva di pace. Serve ripristinare il diritto internazionale per una de-escalation nell’area che non può più aspettare. Vanno poi ripristinati i fondi per le Ong italiane che operano in Palestina e in Israele, va assolutamente consentito agli operatori di pace portare soccorsi sui territori. Subito, va fermato il proposito del premier israeliano di una ecatombe a Rafah. Serve una missione internazionale di interposizione a Gaza, sotto l’egida delle Nazioni Unite, che coinvolga i Paesi arabi e serve il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Unione europea, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele.

L’obiettivo a cui tendere – l’unico sensato, proposto nelle conclusioni del Consiglio europeo già il 27 ottobre scorso – è lo svolgimento di una Conferenza internazionale di pace che ponga fine al conflitto israelo-palestinese attraverso la soluzione politica dei «due popoli, due Stati» in linea con le tante risoluzioni dell’ONU. Non c’è alternativa.