Ci appelliamo al governo italiano affinché respinga l’attuale mediazione al ribasso sulla Direttiva UE in materia. Roberta Mori: “Snatura la Convenzione internazionale sulla violenza di genere e domestica, se passasse questa bozza il sesso senza consenso non sarebbe perseguibile come stupro”.

(COMUNICATO STAMPA 5 febbraio 2024) “Il governo Meloni si faccia sentire con forza nelle sedi comunitarie e respinga il tentativo in atto di mediazione nel Consiglio Europeo, che è un vero e proprio arretramento sui diritti fondamentali delle donne in particolare per quanto riguarda la punibilità degli autori di stupro.” Così dichiara la Consigliera regionale PD e portavoce Donne Democratiche dell’Emilia-Romagna, Roberta Mori, che ha presentato una Risoluzione sul tema.

L’ATTO DI INDIRIZZO ripercorre ragioni e tappe di una Direttiva che nelle intenzioni doveva rafforzare l’impianto organico della Convenzione di Istanbul per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere (tra l’altro divenuta vincolante in tutta l’Unione neanche cinque mesi fa) traducendo in legge, immediatamente applicabile dagli Stati, le misure idonee a prevenire le violenze, a proteggere le donne, a perseguire gli autori. L’opposizione di alcuni Stati, con Ungheria e Polonia in testa, rischia ora di cassare dalla bozza di direttiva proprio l’articolo 5 che, definendo lo stupro come “sesso senza consenso”, ne favorisce la penalizzazione negli ordinamenti. La mediazione della presidenza belga, tentata per far passare la Direttiva, toglie dal testo originario già passato dal Parlamento UE non soltanto questa configurazione del reato di stupro, ma anche la punibilità per i reati di mutilazione genitale, sterilizzazione forzata e molestie sessuali nel mondo del lavoro.

“Come Regione italiana ed europea che ha una propria legislazione organica per la parità e contro discriminazioni e violenze di genere, sollecitiamo lo Stato a prendere posizione a favore delle ragazze e delle donne – aggiunge la Portavoce delle Democratiche – perché la politica tutta è chiamata a dire no ad un accordo che toglierebbe da qui ad almeno dieci anni (ovvero il tempo medio di rimettere mano ad una Direttiva UE) il sacrosanto diritto delle donne di essere credute quando denunciano, di non essere colpevolizzate nelle aule di tribunale ma di vedere perseguiti e puniti gli autori di stupro.”

L’atto impegna la Regione ad agire presso la Presidenza del Consiglio e il Governo, in ogni sede a partire dalla Conferenza Stato-Regioni, coinvolgendo i parlamentari europei e le rappresentanze nelle istituzioni comunitarie, affinché lo Stato italiano si esprima contro ipotesi di mediazione al ribasso sulla Direttiva COM/2022/105 che peggiorino le tutele e i diritti in particolare in materia di stupro. “Un milione e mezzo sono le donne e ragazze italiane che secondo Istat ha subito nella sua vita le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro e il tentato stupro, reati che stanno crescendo anche in brutalità come vediamo in questi giorni e la comunità civile – conclude Roberta Mori – si attende dalle Istituzioni democratiche avanzamenti e non proposte al ribasso e ritorni al passato.”