Non so se conoscete il Sindaco di Terni Stefano Bandecchi, che ha già fatto parlare molto di sé per aggressioni verbali e anche fisiche di cui si è reso protagonista nelle sedi istituzionali. Da ultimo, durante la discussione in Consiglio comunale su un atto proposto dalle minoranze in materia di violenza di genere, il suddetto ha voluto portare il proprio “autorevole” punto di vista riuscendo in poche parole infarcite di volgarità a dividere il mondo tra maschi normali ed anormali, nonché tra donne prede e maschi predatori. Potete guardare su Reggioonline un mio commento oltre all’intervento originale del primo cittadino.

Dopo la bufera che lo ha investito, lo stesso Sindaco è tornato sulle sue esternazioni dicendo a mo’ di giustificazione che “la gente è stanca del politicamente corretto”. La prima cosa da dire – se pure ovvia come la richiesta di dimissioni – è che la volgarità sessista, maschilista e omofoba espressa in Aula dal Sindaco di Terni è un insulto al Tricolore che indossa e alla Comunità che dovrebbe rappresentare. La seconda cosa è che tali comportamenti, se sdoganati o ridotti a “colore” di un personaggio trash, costituiscono delle crepe al nostro stare insieme che, sommate e moltiplicate, finiscono con lo spezzare le basi democratiche della convivenza. Come lo sono gli attacchi razzisti, del resto.

Le parole irricevibili di Bandecchi sono uno schiaffo a tutte le donne che purtroppo vivono molestie, violenze e prevaricazioni sessiste e rappresentano un tangibile segno della totale mancanza di cultura della prevenzione da parte di molti esponenti della destra al governo. Sono anche e forse peggio, un segno inequivocabile della volontà di normalizzare la violenza – sia verbale sia fisica – in quanto strumento del potere patriarcale. Non banalizziamo personaggi o episodi come questi e facciamo attenzione, sempre.