(9 gennaio 2024) La vicenda dell’Agenzia nazionale DIRE è un altro segno di degrado culturale e politico, di incuria o malafede nei confronti dell’informazione giornalistica. Con una Risoluzione PD contribuiamo a tenere alta l’attenzione sul problema occupazionale e sul rischio di perdere professionalità importanti per la qualità della nostra democrazia.

Ripristinare i contributi 2024 del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, consentirebbe all’Agenzia di stampa Dire di continuare a operare, mantenendo diversi posti di lavoro nelle redazioni regionali e tematiche. È l’impegno che oggi chiediamo al Governo nazionale e al Parlamento di fronte alla crisi irreversibile dell’editore rinviato a giudizio e dopo che la situazione è degenerata perché nessun organo competente si è mosso in tempo. Esattamente un anno fa, infatti, chiedevamo di intervenire nella vertenza tra la proprietà ed i lavoratori della Dire al fine di giungere ad una soluzione condivisa che garantisse i livelli occupazionali, il recupero degli stipendi arretrati e un sostenibile piano di rilancio. L’inerzia ha impedito soluzioni e la ricerca di altri editori mentre l’azienda pensava solo a sistemare i conti riducendo i dipendenti, sino al 31 dicembre, quando ai 14 licenziamenti già annunciati si è aggiunta la sospensione di altri 17 giornalisti. Di questo passo si va dritti al licenziamento collettivo.

Ad oggi il fermo amministrativo dei fondi della società editrice Com.e, che ricade sui lavoratori, è l’unico provvedimento disposto dal governo. Mentre i contributi del Fondo per il pluralismo dell’informazione, non attivati per volontà della presidenza del Consiglio, potrebbe salvare il salvabile. Tutto il corpo redazionale dell’agenzia Dire ha chiesto oggi alla politica e alle istituzioni di mantenere alta l’attenzione su ciò che sta accadendo e di mettere in atto tutto quanto possa contribuire alla salvaguardia del lavoro e della storia dell’Agenzia stessa. Difficoltà rilevanti non investono solo questa Agenzia ma molte professionalità della stampa e del mondo dell’informazione anche digitale. Spetta alla politica mettere in campo strategie, condivise con gli operatori, che tutelino giornalisti e giornaliste e mantengano la qualità di una professione che sostanzia i principi di libertà di informazione, pluralismo e democrazia.