(15-16 dicembre 2023) Chi vuole una Europa dei muri e dell’intolleranza snatura il sogno di pace e democrazia che ha portato alla nascita della UE. «La sfida di noi riformisti è completare l’Europa, progetto ancora incompiuto» ha dichiarato il Presidente Romano Prodi nel suo intervento alla due giorni del Partito DemocraticoL’Europa che vogliamo. Sociale, verde e giusta”. Tanti i contributi autorevoli che hanno costellato questa importante iniziativa politica, a cui ho partecipato, a Roma, nella consapevolezza che unire le forze, le idee e gli ideali progressisti ci consente di affrontare con fiducia il bivio storico delle prossime elezioni europee 2024. Sul sito PD si trovano anche video e contenuti.

Per noi, per le forze progressiste e riformatrici, non ci sono dubbi: o si prende con decisione la strada di una maggiore integrazione politica e sociale, vale a dire gli Stati Uniti d’Europa come disegnati dal manifesto di Ventotene, oppure ci si condanna ad una progressiva marginalità – cui stiamo già assistendo a fronte delle ultime crisi economiche e umanitarie – sino al definitivo declino. Un esito da scongiurare. Gli egoismi nazionali hanno impedito sinora quel processo che pure nei primi anni 2000 sembrava avviato, con l’obiettivo di superare l’Europa dei veti e realizzare l’Europa dei cittadini, a sua volta possibile soltanto attraverso una politica fiscale, sociale ed estera comune. Come ha rimarcato anche la nostra Segretaria Elly Schlein, l’attuale posizione del governo Meloni sul Mes, motivata su basi non veritiere, esemplifica la totale mancanza di visione europea delle forze sovraniste che bloccano qualunque passo avanti di integrazione democratica, rilancio geopolitico e concreta solidarietà all’interno dell’Unione.

“Non c’è democrazia sostanziale senza giustizia sociale” ha detto Nicolas Schmit, Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione, ospite della due giorni. In discussione non è soltanto il protagonismo dell’Unione nello scenario internazionale per imboccare le vie della mediazione e della pacificazione nei conflitti armati alle nostre porte. Inscindibile dal ruolo della UE è il tema dei diritti sociali e civili, mai conquistati per sempre anche dove hanno permesso di costruire una casa democratica in cui le persone hanno pari opportunità di vivere e lavorare in pacifica prosperità. Le sfide del cambiamento climatico e dei movimenti migratori, quelle poste dalla nuova polarizzazione politica del Pianeta, la sfida del mantenimento della pace e degli strumenti di pace, non si vincono erigendo muri o consolidando diseguaglianze come le destre promettono. Dobbiamo coltivare con politiche più coraggiose e tese all’eguaglianza il sogno europeo, fatto di libertà e diritti esigibili grazie all’approccio della centralità della persona. L’Europa democratica, inclusiva, femminista, in una parola giusta, è nelle nostre mani e da consegnare alle future generazioni.