(11 dicembre 2023) Nell’ambito delle riflessioni per Reggio Città futura, abbiamo condiviso proposte e politiche concrete di promozione della partecipazione femminile al lavoro, allo sviluppo e alla vita sociale. Grazie al Circolo PD Reggio 8 per l’invito all’iniziativa “Donne e lavoro – Una questione di genere. La condizione femminile oggi: quadro economico e normativo”, arricchita dai contributi di Fabio Landini, Professore Ordinario di economia applicata, di Elena Strozzi della Segreteria CGIL reggiana, del Segretario PD provinciale Massimo Gazza.

Le donne italiane rimangono ancora, in maggioranza, prigioniere di stereotipi di ruolo inscalfibili per un intreccio di cause culturali, economiche, politiche. Pesa il retaggio del lavoro di cura non condiviso, pesa la scarsità di imprese che puntano sulla crescita del capitale umano femminile, pesa la mancanza di servizi di prossimità, di welfare aziendale, asili nido pubblici, sostegni anche economici e paritari alla genitorialità. I monitoraggi anche più recenti confermano che se per gli uomini il tasso di occupazione è man mano più elevato con la crescita del numero dei figli, per le donne si verifica il fenomeno opposto: lo scorso anno ben 44mila lavoratrici madri hanno dovuto dimettersi dal posto di lavoro con motivazioni di cura famigliare e impossibilità di conciliare gli impegni. Si tratta di un circolo vizioso che la politica dovrebbe spezzare, liberando un enorme potenziale che le ragazze e donne non riescono a esprimere in termini di sviluppo personale e contributo alla collettività. Oggi in Italia una donna occupata su tre (il 32,4%, per un totale di oltre tre milioni di donne) svolge un lavoro part time, quota che per gli uomini è solo dell’8,5%. Inutile dire che il trattamento retributivo ridotto e le minori possibilità di carriera si traducono nel tempo in una pensione più bassa.

L’autonomia femminile merita un investimento politico per tante ragioni, non ultima la prevenzione delle violenze di genere e domestiche. A fronte di un Governo che non vuole vedere i gap di genere e dunque mai vorrà affrontare i costi di incentivi e sostegni necessari a ridurli, le Regioni e le Comunità locali hanno la possibilità di fare molto, seminando buone politiche per l’imprenditorialità, la formazione delle ragazze e il reinserimento lavorativo delle donne; e diffondendo una cultura paritaria che passa dallo sviluppo del welfare di prossimità, basato non soltanto sulle infrastrutture educative per l’infanzia. Le scelte urbanistiche e sociali possono rendere gli spazi e le pratiche cittadine più accessibili, inclusive ed eque e far sì che le donne siano sostenute in una quotidianità ad ostacoli. Di fondamentale importanza è un dialogo vivo con l’associazionismo femminile del territorio e la collaborazione tra Istituzioni e Terzo settore per individuare esperienze che funzionano e per promuoverle strutturalmente.