(1 dicembre 2023) Le discriminazioni che colpiscono le donne e le ragazze detenute, minoranza esigua e perciò dimenticata della popolazione carceraria, costituiscono nei fatti una grave mancanza nei doveri costituzionali di parità e pari opportunità. La disparità di genere tra le mura degli istituti penitenziari aggrava infatti lo svantaggio sociale che le attende fuori, nel recupero delle proprie potenzialità e della propria autonomia, aggiungendo oggi sofferenze destinate domani ad aumentare recidive e insicurezze nella società tutta.

L’Emilia-Romagna è stata fra le prime Regioni ad applicare nel 2015 le leggi in materia di reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute, senza distinzioni. Non basta, dal momento che oggi, su 3.500 detenuti in Emilia-Romagna, solo centocinquanta lavorano all’interno delle strutture per aziende esterne e un altro centinaio riesce ad accedere al lavoro esterno. Per tanti altri che ne avrebbero diritto sulla carta non c’è né lavoro né formazione professionale. In un ambito dunque carente per tutti, le donne sono minoranza addirittura invisibile, tagliata fuori da ogni opportunità o percorso. Un’invisibilità che non è giustificabile dal numero basso di presenze. Le soggettività vanno riconosciute, rispettate e incluse sempre. Per questo l’impegno della Cabina di regia e del Piano di azione regionale, finalizzato all’integrazione delle persone sottoposte a provvedimenti restrittivi dell’Autorità giudiziaria, dovrà considerare in modo prioritario la condizione femminile e delle altre minoranze sinora emarginate. Oltre a modificare i parametri di accesso alla formazione per consentire l’inclusione delle donne nell’acquisizione certificata di competenze anche digitali, dobbiamo promuovere un coinvolgimento delle realtà produttive diffuse sul territorio per facilitare percorsi specifici e dedicati.

Grazie al Garante regionale delle persone detenute, Roberto Cavalieri, per tenere sempre accesi i riflettori sulle discriminazioni in carcere e per avermi dato l’opportunità di intervenire al Convegno “Carcere e lavoro: opportunità, realtà e doveri costituzionali. Lo stato dell’arte in Emilia-Romagna”, ricordando ancora una volta che il lavoro è uno strumento cardine della rieducazione e del percorso di reinserimento delle persone ristrette in carcere, in grado di diminuire le recidive e aumentare la sicurezza sociale.