Giorni ricchissimi di manifestazioni, iniziative simboliche e approfondimenti per dire insieme “basta violenza” contro le donne, una partecipazione che ovunque sta diventando marea e richiama alla responsabilità pubblica e sociale. La giornata del 25 novembre mi ha portato quest’anno nelle comunità di Brescello e Castelnovo di Sotto a condividere quello che ci chiedono le piazze di questi giorni: pensiamoci prima!

La rinnovata Panchina rossa nel Parco Guareschi di Brescello ha gettato un altro seme di consapevolezza, monito e ricordo indelebile delle vittime di femminicidio e delle enormi sofferenze generate dalla violenza maschile e patriarcale. L’inaugurazione ha rappresentato un momento, intenso, nel quale si è sostanzialmente ritornati ad essere “comunità”. Comunità che pensa, agisce e reagisce a qualcosa di intollerabile che accade in mezzo a noi e che va riconosciuto fino in fondo per prevenirlo e contrastarlo. Un grazie sentito per l’invito al Sindaco Carlo Fiumicino e all’assessora Maria Rosaria Palmigiano e, per la consapevole partecipazione, al parroco Don Giancarlo Minotta, all’associazione Nondasola e a Giuliana Reggio, madre di Jessica Filianti uccisa ad appena 17 anni da chi diceva di amarla. Presenti anche ragazze e ragazzi della Scuola media “Antonio Panizzi”.

Pronunciare i nomi delle donne e ragazze uccise, o stringerci attorno a famigliari attoniti, come abbiamo fatto in tante occasioni anche in questi giorni, assume un significato profondo che ci coinvolge, per non farci mai voltare la testa da un’altra parte o pensare “non mi riguarda”. L’abbiamo provato anche a Castelnovo Sotto dove, con il Sindaco Francesco Monica, abbiamo inaugurato la panchina rossa in via Gramsci che è stata donata alla comunità da amici e parenti in ricordo della nostra Tiziana Gatti, uccisa dal padre dei suoi nipoti. Ho partecipato poi all’inaugurazione, nella chiesa della Madonna, della mostra “Com’eri vestita?” e alla performance teatrale in tema a cura dell’associazione “Le Rane”. A seguire, la presentazione del libro “Saman. Vita e morte di una ragazza italiana” con il giornalista e co-autore Jacopo della Porta. Anche a Campegine ho portato un saluto alla riflessione su Saman, sulle cause e sulle responsabilità che hanno impedito di salvare questa ragazza dal patriarcato più brutale e disumano.

Le donne riescono a provocare il cambiamento, a fare di una responsabilità personale – quella degli uomini che uccidono, feriscono e umiliano le donne – un monito e impegno collettivo. È il tempo di una lettura profonda della storia e della società che valorizzi il ruolo delle donne e si traduca in un impegno, ineludibile e di tutti, a sradicare la cultura sessista e patriarcale che alimenta l’immaginario del possesso, della segregazione e della sopraffazione. Non è più tollerabile, se mai lo è stato, che siano solo le donne a farsi carico della battaglia di prevenzione e contrasto alla violenza. Il cambiamento sarà quello degli uomini e delle donne insieme. Per Giulia, per Tiziana, per Jessica, per Saman, per tutte le vite distrutte dal buio della ragione e del sentimento.