Per Giulia dalla vita spezzata e per ogni donna che nel mondo viene uccisa in quanto donna. Per le oltre cento donne e ragazze che quest’anno come ogni anno, in Italia, sono state uccise da un maschio violento. Per le centinaia di migliaia di bambini e bambine che nelle loro case non vedono amore ma violenza e per le oltre seimila donne che ogni anno subiscono uno stupro. Sofferenze private che sono pubbliche e che ci riguardano tutti, in primo luogo gli uomini, a cui chiediamo di esserci per rendere la società libera dalla violenza e finalmente eguale.

Per questi motivi la Conferenza delle Donne Democratiche dell’Emilia-Romagna ha promosso con il PD di Bologna il flash mob NON UNA DI PIU’ riempiendo Piazza del Nettuno. Rappresentanti di associazioni, forze politiche e sindacati, donne e uomini, insieme. Con in mano cartelli che ricordano, una per una, le oltre cento donne uccise quest’anno da mariti, compagni, maschi violenti.. e le giovanissime a cui hanno tolto il futuro come Giulia Cecchettin. Insieme per ribadire che la cultura contro la violenza e per la parità dei diritti si costruisce anche nelle scuole e nelle università e che l’uguaglianza va perseguita con determinazione perché è sulle diseguaglianze e discriminazioni che si innesta ogni forma di violenza. La prevenzione deve diventare un comandamento e alle parole di condanna devono seguire fatti e risorse da parte delle Istituzioni. Da piazza del Nettuno, come dalle numerosissime piazze di questi giorni, è partito un abbraccio a Elena Cecchettin, sorella di Giulia, e “un minuto di rumore” che ci accompagnerà per sempre nel nostro cammino inarrestabile verso una società più giusta.

POST SCRIPTUM. In queste ore il collega consigliere della Lega Matteo Montevecchi ha attaccato pubblicamente la sorella di Giulia, Elena Cecchettin, definendo “inaccettabili” le sue parole e “inesistente” il patriarcato. Anziché prendersela con una donna libera che, anche se attraversata da un dolore incolmabile trova la forza di argomentare con profondità il perimetro culturale su cui si innesta la violenza, Montevecchi dovrebbe partire dal proprio impegno come uomo ed eletto nelle istituzioni. Avendo sempre osteggiato ideologicamente qualsiasi provvedimento o proposta di prevenzione e contrasto alla violenza e dichiarando che il patriarcato non esiste, immagina probabilmente che la violenza maschile sulle donne sia una invenzione delle femministe. Ebbene, se questo è l’approccio di un partito di governo che in Europa non ha votato la convenzione di Istanbul e che in Italia ha la prima responsabilità di uno scatto su un tema così cruciale … il Governo ha un problema serio e le donne di questo Paese ancora di più!