(21 novembre 2023) L’approvazione in Assemblea della valutazione ex ante (preventiva) sui progetti di legge regionale, per determinarne in anticipo il reale impatto su donne e uomini, imprime una svolta alle nostre politiche pubbliche. Nei giorni del cordoglio per Giulia Cecchettin e per tutte, abbiamo rafforzato in modo strutturale il sistema antidiscriminatorio della legislazione regionale per la prevenzione delle violenze di genere.

La Regione Emilia-Romagna ha compiuto un passo decisivo per la parità e la prevenzione delle discriminazioni e violenze sulle donne. Con l’approvazione in Aula del Regolamento per la Valutazione d’Impatto di Genere ex ante sui progetti di legge, avviamo la svolta strutturale delle politiche pubbliche regionali in senso egualitario che abbiamo costruito e fortemente voluto. Per la prima volta in una Regione e in Italia, infatti, si riconosce concretamente che le leggi non sono mai neutre negli effetti che producono sulle donne e sugli uomini. La valutazione di genere ex ante è davvero rivoluzione, in quanto previene effetti discriminatori delle norme e fa uscire, potenzialmente una volta per tutte, le politiche per i diritti femminili dalla residualità e dalla frammentazione. Non ci stancheremo mai di sottolineare che abusi, violenza domestica e femminicidi sono la punta dell’iceberg di una società impari e di una cultura patriarcale che si nutre delle tante discriminazioni, spesso invisibili, che quotidianamente gravano sulla vita delle donne e vanno affrontate strutturalmente. Ogni studio internazionale indica la valutazione preventiva di impatto come il migliore strumento per orientare e migliorare la qualità e l’efficacia delle leggi in settori chiave come lavoro, salute, welfare, educazione, cultura, sport, formazione, cooperazione internazionale, sviluppo economico, agenda digitale. Il Nucleo Operativo d’Impatto (NOI) sarà la nuova struttura organizzativa regionale, disciplinata dal regolamento, che sulla base di precisi indicatori si occuperà di stimare le conseguenze che ciascun progetto avrà sulla vita delle donne e degli uomini, evitando effetti distorsivi, anche non voluti, di norme che intendono perseguire pari opportunità e diritti nella società.

Tutte le istituzioni democratiche del Paese potrebbero, dovrebbero, rendere strutturale e strategico questo impegno di prevenzione, cambiando anche il proprio modo di decidere. In questi giorni sentiamo dichiarazioni roboanti delle destre al Governo, ma oltre le parole di indignazione e l’approccio repressivo del DDL Roccella (a cui peraltro com’è noto il PD ha contribuito per una migliore protezione delle donne) non c’è nulla. Manca del tutto ciò che noi abbiamo sempre chiesto ed Elly Schlein ha rilanciato in questi giorni rivolgendosi direttamente alla Meloni: il riconoscimento che la barbarie dei femminicidi è un problema enorme degli uomini e dell’intera società, che richiede un investimento educativo e culturale all’altezza della sfida.

Noi abbiamo varato lo strumento della VIG ex ante consapevoli che si tratta di un tassello decisivo per la qualità e appropriatezza dell’azione pubblica, per provvedimenti equi in grado di rendere la società più giusta e con più anticorpi, prima di tutto culturali, rispetto a comportamenti maschili inaccettabili che negano libertà e autonomia delle donne. Nel giorno in cui abbiamo osservato un minuto di silenzio per Giulia Cecchettin e per tutte le oltre cento donne uccise quest’anno in Italia, abbiamo compiuto un passo di responsabilità istituzionale che riporta l’eguaglianza e la giustizia di genere dove dovrebbe stare: al centro delle politiche.