Il nuovo Decreto degli appalti non contiene alcun riferimento alla certificazione per la parità di genere prevista dal Codice delle pari opportunità e dal PNRR. Le Donne Democratiche non ci stanno e si appellano, anche dall’Emilia-Romagna, ai/alle parlamentari perché riportino subito coerenza nella normativa.

(1 febbraio 2023) “Non ci stupiamo che un governo che ha già penalizzato le donne nelle pensioni e nelle loro scelte, abbia cancellato la parità anche dagli appalti pubblici come risulta dal testo di riforma trasmesso al Parlamento – dichiara la coordinatrice delle Donne Democratiche dell’Emilia-Romagna, Roberta Mori – però reagiamo con fermezza di fronte ad un passo indietro e un colpo inferto non solo al progresso economico e sociale e al protagonismo femminile in questo Paese, ma anche a tante imprese che si sono impegnate con convinzione per ottenere la certificazione di parità.”

Ricordando che dal 1° gennaio 2022 è entrata in vigore la certificazione per le imprese che attesta il livello di raggiungimento della parità di genere al loro interno secondo parametri antidiscriminatori quali la parità salariale, le opportunità di crescita professionale, l’equa rappresentanza nelle posizioni di vertice, le Democratiche sottolineano che centinaia di aziende italiane hanno già colto l’innovazione apprezzandone i benefici. “Ai benefici fiscali e alle premialità nella valutazione dei bandi pubblici, già introdotta anche per gli appalti sul PNRR, si aggiungono quelli indubbi di inclusione delle competenze femminili e di benessere aziendale che porta ad un aumento della produttività, in ultima analisi ad una crescita economica,” – spiegano – tanto che imprese prestigiose come la Lamborghini, consorzi di cooperative come CNS, altre decine di aziende medie e grandi solo in Emilia-Romagna, hanno puntato sulla certificazione di parità quale elemento competitivo.”

La società è più avanti del governo Meloni che, anche con questa scelta, si dimostra inadeguato. Significativa è la mobilitazione per ripristinare l’art. 46-bis del Codice pari opportunità quale requisito premiale nei contratti e appalti pubblici, partita dall’associazionismo femminile in tutto il Paese, cui hanno aderito in Parlamento le Deputate/i PD.