(21 dicembre 2022) Oltre a non aumentare le tasse, la nuova manovra della Regione assicura la tenuta del sistema sanitario territoriale e conferma misure di welfare essenziali come il Fondo per la non autosufficienza e la presa in carico delle diverse fragilità sociali. Manteniamo anche quegli interventi che permettono alle persone e famiglie a basso reddito di risparmiare, complessivamente, oltre 100 milioni di euro l’anno in servizi fondamentali come trasporti, visite mediche, affitti, studio e asili nido. A fronte di un riparto e stanziamento nazionale del tutto insufficiente sulla Sanità, a fronte dell’inflazione e delle incertezze economiche, rispondiamo con un Bilancio all’insegna della continuità. Una parola che in Emilia-Romagna significa molto, a cominciare dalla volontà di fare le cose bene e insieme.

La manovra che abbiamo approvato si inserisce, consapevolmente, in uno scenario ben più largo fatto di diritti negati, lavoro che non c’è, carenza di servizi ed opportunità, mancanza di condivisione del lavoro di cura. Questa è la complessità che nel nostro perimetro stiamo affrontando. Nel mio intervento in Aula ho rimarcato la profonda differenza di visione, culturale e politica, tra noi e le destre oggi al governo del Paese. E ho portato due esempi concreti: quando parliamo di denatalità e della necessità di invertire questa tendenza, le destre mettono al centro la procreazione intesa come obbligo sociale e la donna quale angelo del focolare e macchina riproduttiva al servizio della nazione; noi investiamo in inclusione del potenziale femminile, politiche attive per la formazione e il lavoro, in salute riproduttiva e in prevenzione, in libertà di scelta coniugata a diritti sociali paritari. E a chi ci racconta il valore salvifico del merito individuale, rispondiamo lottando contro diseguaglianze sociali e di genere che sono strutturali, che soltanto una politica di pari opportunità volta alla crescita sostenibile può riuscire a colmare.

Qualche altro numero è d’obbligo. Il Bilancio di previsione della Regione 2023-2025, che abbiamo approvato in Assemblea dopo la nota di aggiornamento della programmazione economica-finanziaria, stanzia circa 13,3 miliardi di euro, di cui 9 mld per la sanità. La spesa per investimenti ammonta a 1 miliardo solo per il prossimo anno, ovvero +500 milioni rispetto al 2022: parliamo di risorse investite in più moderne strutture sanitarie e interventi sociali integrati, in transizione ecologica e digitale, imprese e formazione, difesa del suolo e messa in sicurezza del territorio, ma anche turismo, cultura e sport. La possibilità di investire per la crescita e la sostenibilità viene soprattutto dall’accelerazione impressa nella spesa dei Fondi europei (Fesr e FSE+) che l’Emilia-Romagna è riuscita ad attrarre. Quella di concentrare nel prossimo triennio gran parte delle risorse UE a disposizione per sette anni è una scelta precisa, rivolta a dare una risposta strutturale alla crisi energetica, alla necessità di innovazione e investimento di imprese ed enti locali e alla tenuta occupazionale anche in chiave di green economy. Si aggiungono poi gli investimenti del Pnrr, con stanziamenti pari a 5,4 miliardi già programmati.

Di seguito il mio intervento in Aula anche VIDEO.

Grazie Presidente.

Un Bilancio virtuoso, all’insegna di una coraggiosa continuità che non rinuncia ad adeguare le nostre politiche ai bisogni urgenti di innovazione, sociale ed economica. Così definirei la proposta di bilancio regionale che stiamo discutendo e che andiamo ad approvare nel periodo più difficile della nostra storia recente. Un periodo difficile e complicato non adeguatamente sostenuto dal livello nazionale secondo il principio di sussidiarietà, anche per quanto riguarda la Manovra. Proprio per i mancati trasferimenti da parte dello Stato delle spese straordinarie Covid, proprio a causa dell’inadeguato sostegno nazionale alle spese energetiche e ai costi inflazionistici che stanno gravando sui cittadini e su tutto il sistema, per tutti i motivi che i Colleghi hanno ricordato, parliamo legittimamente di coraggio. Quello che la volontà di mantenere standard egualitari nell’offerta sanitaria e sociale richiede, in una situazione di crisi ed incertezza profonda ed immersi in scenari geopolitici inediti e a tratti drammatici.

Dire “continuità” in Emilia-Romagna significa molto. Soprattutto scegliendo di non aumentare la pressione fiscale e senza comprimere l’offerta dei servizi con una inversione di fatto del principio di sussidiarietà verticale. Perché noi non rinunciamo – questa manovra e l’aggiornamento al DEFR lo dimostrano – a fare passi avanti per centrare tutti gli obiettivi politici che ci siamo dati a inizio mandato e nelle scorse Legislature … in continuità appunto. Non rinunciamo a dare risposte strutturali ai bisogni di equità e alle richieste di innovazione che arrivano da una società in mutamento e sempre più interconnessa con il mondo che, su tutto, va tutelata dai rischi concreti di impoverimento. Impoverimento economico sì, ma anche demografico, sociale, culturale, educativo… un impoverimento anche democratico in ultima istanza ingenerato dalla mancanza di fiducia.

Non nascondiamoci che oggi l’Emilia-Romagna rappresenta un baluardo di innovazione ed infrastrutturazione sociale e ciò indipendentemente dalle parti politiche o ideologiche di appartenenza … perché quando Helena Dalli Commissaria europea per l’uguaglianza ospite dell’Assemblea legislativa afferma “Voi siete il modello, state cambiando concretamente la vita dei cittadini. Qui vedo la strategia europea veramente applicata”, è un elemento di orgoglio e soddisfazione per tutti e tutte, minoranza e maggioranza, che INSIEME contribuiscono a definire il perimetro dell’azione comune anche nelle legittime diversità e reciproche asperità. Qui abbiamo un metodo, esemplificato dal Patto per il lavoro e il clima che, investendo nella responsabilità collettiva, moltiplica le energie e le risorse verso il raggiungimento di tutti gli obiettivi di sostenibilità.

La scelta di spendere in tre anni la gran parte dei Fondi europei FESR e FSE 2021-2027 su interventi di sviluppo sostenibile ed inclusivo altro non è che la scelta di costruire, insieme alle nostre Comunità, soluzioni strutturali ai problemi urgenti delle persone, misure concrete in grado di rafforzarne le competenze, politiche di assistenza e di sostegno a chi rimane indietro. Alimentiamo il “collante” che ci unisce e che ci ha sempre reso forti e lo facciamo mettendo a frutto la nostra capacità di essere ‘Regione europea’. Questa è la verità: se possiamo oggi approvare un Bilancio che consolida la nostra politica inclusiva e di contrasto alle diseguaglianze che frenano la crescita, nonostante tutto, è perché abbiamo voluto e saputo investire fino in fondo nelle opportunità strategiche che l’Unione Europea ha offerto ai suoi territori. Fra le tante differenze politiche che potrei mettere in rilievo, questa merita di essere sottolineata, perché è una scelta di campo, di visione, di futuro.

La stessa visione che nel 2014 ha portato ad attuare in Emilia-Romagna la Convenzione del Consiglio d’Europa di prevenzione della violenza di genere e domestica con la Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere; che ha voluto istituire qui una Commissione con potere legislativo sui temi della parità e i diritti delle persone; ed anticipare norme per i diritti dei caregiver per cui stiamo ancora aspettando la normativa nazionale, o per l’inserimento lavorativo e sociale delle persone fragili e vulnerabili. Oggi rimarchiamo, come ha già fatto la Collega relatrice Montalti, i 3 milioni di risorse europee del programma regionale Fesr con cui la Regione va quasi a raddoppiare l’impegno a sostegno delle imprese e professionalità femminili dell’Emilia-Romagna dopo l’introduzione del nostro Fondo women new deal. E sottolineiamo la scelta di stanziare risorse per 6 milioni di euro sul biennio per sostenere i progetti di pari opportunità di enti locali, associazioni, organizzazioni e onlus, a cui si aggiunge lo stanziamento di 1,3 milioni per integrare l’insufficiente trasferimento statale sul Reddito di libertà per le donne vittime di violenza. La continuità dei finanziamenti previsti per i servizi educativi all’infanzia, i caregiver familiari, la non autosufficienza, il welfare di prossimità e il contrasto alle povertà, le politiche abitative, la prevenzione, sono un segnale preciso che dice: qui non si arretra ma si continua a investire in Comunità, a fianco del terzo settore e degli enti locali, che debbono a loro volta avere le risorse per garantire servizi fondamentali alla cittadinanza.

E’ questa la complessità che va affrontata nel nostro Paese (diritti negati, lavoro che non c’è, carenza di servizi e di condivisione del lavoro di cura) per invertire la tendenza relativamente alla denatalità che nasconde spesso la rinuncia da parte delle giovani coppie a progettare nascite e genitorialità. La piccola ripresa della natalità che aveva segnato gli anni a cavallo del nuovo millennio, infatti, è stata fermata dalla crisi iniziata nel 2008, che ha colpito particolarmente le generazioni più giovani, in difficoltà nel formare una famiglia, stante quelle che incontrano a entrare nel mercato del lavoro e ad assicurarsi redditi decenti e ragionevolmente sicuri.

Difficoltà che accomunano uomini e donne, ma che per queste ultime presentano il rischio aggiuntivo degli effetti di una possibile maternità, quali il mancato rinnovo di un contratto di lavoro a termine per le lavoratrici dipendenti, o l’essere considerata lavoratrice “a rischio” da un potenziale datore di lavoro perché madre, o ancora di perdere clienti se lavoratrice autonoma. La diffusione di rapporti di lavoro temporanei e precari, particolarmente concentrati tra i giovani in generale e le giovani donne in particolare, ha inoltre ampliato, anche tra le lavoratrici nella economia cosiddetta formale, il numero di quelle che non hanno accesso all’indennità di maternità, o che vi hanno diritto solo in misura irrisoria. L’assegno unico e universale è stato un primo passo importante a sostegno delle famiglie, ma per promuovere la scelta c’è bisogno di azioni sistemiche ed integrate che creino fiducia nelle proprie possibilità e nel futuro.

Qualsiasi altra opzione “biologica” che metta al centro la procreazione, intesa come obbligo sociale volto a rendere grande la nazione e la donna come angelo del focolare e “macchina riproduttiva della razza”, la lasciamo alla propaganda di tempi bui. Noi vogliamo associare alle politiche inclusive socio-economiche, la salute riproduttiva, che è cultura della prevenzione e non controllo dei corpi. La cura delle persone e del Pianeta non è buonismo di sinistra, ma dovrebbe essere una delle leve d’innovazione più incisive per il progresso globale.

Vedete – e concludo – stiamo assistendo da tempo ad una sorta di revisionismo culturale e politico che ci racconta il valore salvifico del “merito” che potrebbe ingenerare il convincimento che ciascuno ce la fa da solo se è meritevole. E invece no. Purtroppo. Il fatto che milioni di donne, ragazze e ragazzi italiani siano confinati nel lavoro povero e dequalificato e che non riescano a formarsi una famiglia non è il frutto di inerzia, pigrizia o mancanza di ambizione e di merito. Racconta invece di disuguaglianze sociali profonde che la crescita da sola non può colmare, se non accompagnata da una regia dell’interesse comune. Senza una politica, infatti, che si fa carico delle storture e degli svantaggi e li corregge, senza una politica che prende in mano le diseguaglianze strutturali che attraversano la società e le affronta, ebbene non c’è salvezza se non per pochi. Il merito dell’Emilia-Romagna – se di merito vogliamo parlare – è quello di riconoscere che ci si salva soltanto insieme.

GRAZIE.