(14 dicembre 2022) Grande sintonia di analisi e di visione all’incontro congressuale promosso da Filcams Cgil Modena e dedicato alla parità di genere sul lavoro. Assieme alle responsabili politiche di genere di Filcams (Lavoratori e lavoratrici del Commercio, Alberghi, Mense e Servizi) modenese e nazionale, Manuela Colombini e Cinzia Bernardini, con la partecipazione del segretario Generale di Cgil Modena Daniele Dieci, di Federica Sueri Rsu Coop Alleanza 3.0 e della ricercatrice Unimore Maria Barberio, abbiamo approfondito le principali diseguaglianze e gap salariali nella dimensione “giusta”, ovvero quella di una corresponsabilità di uomini e donne rispetto al tema ineludibile dell’equità sociale.

I numeri del gender gap salariale e pensionistico nel mondo del lavoro dipendente sono semplicemente indegni. Gli ultimi dati Inps confermano che una lavoratrice italiana, in media, guadagna a parità di mansioni il 25% in meno di un uomo. Cioè 20.415 euro contro 24.097. Una disparità che dipende dal ricorso massiccio al part time, in prevalenza involontario. Tra le dipendenti full time il divario di genere scende – ma non si annulla – all’11%. Il cosiddetto superminimo salariale, cioè il compenso per produttività assegnato extra Contratto di categoria, registra nel settore Terziario un gap che arriva in alcuni casi al 57%. Il divario impatta ovviamente sulle pensioni: le pensioni medie mensili degli uomini si attestano attorno ai 1.884 € e superano del 37% quelle delle donne. Del resto in Italia le donne dedicano il 13,5% del tempo a lavoro domestico, cura e assistenza non retribuite. I servizi per l’infanzia sono notoriamente insufficienti e, notizia di questi giorni, la Corte dei Conti ha fatto sapere che l’iter per il potenziamento degli asili nido previsto e finanziato dal Pnrr, è in grave ritardo ovvero a rischio. Parliamo di 264.480 nuovi posti pubblici negli asili italiani entro il secondo semestre del 2025: mancare l’obiettivo sarebbe un altro colpo durissimo all’equità sociale e allo sviluppo paritario nel Paese. La presenza femminile concentrata nel lavoro povero e nelle fasce a bassa retribuzione e di converso la presenza minoritaria di donne tra i dirigenti, completano il quadro drammatico da affrontare, con tutti gli strumenti.

Con gli strumenti politici e legislativi e quelli della contrattazione sindacale. Sì, perché oggi più di ieri l’autodeterminazione femminile è a rischio, schiacciata tra un’organizzazione sociale iniqua ed asfittica e l’incapacità di promuovere l’emancipazione necessaria per liberare il tempo, il talento, il protagonismo delle ragazze e donne. Nel confronto ho tracciato le misure e la visione di cui è promotrice la Regione Emilia-Romagna, partendo dalla legge quadro per la parità e passando attraverso il Patto per il lavoro e per il clima. Corresponsabilità, dicevamo, di uomini e donne, di istituzioni, imprese e organizzazioni sociali sull’obiettivo di attuare la Costituzione, aumentare il Pil, redistribuire il benessere e le opportunità tra chi ha di più e chi ha e può avere di meno.

L’obiettivo della Democrazia paritaria si raggiunge quando le volontà convergono sull’urgenza di cambiare paradigma culturale e sociale. Grazie alla Cgil e Filcams modenese per contribuire con grande consapevolezza e determinazione ad una lotta per l’equità che riconosce la centralità delle disparità e divari di genere nel dibattito pubblico. Noi ci siamo.