(Novembre 2022) L’obiettivo è uno solo: mantenere un servizio sanitario regionale pubblico e universalistico che sia adeguato agli attuali bisogni di salute dei cittadini. Archiviare il Covid non è possibile, non fosse altro che per le sue molteplici ripercussioni sulle persone e per le conseguenze anche finanziarie che si traducono in ritardi e difficoltà ad accedere alle prestazioni. L’Emilia-Romagna, al fine di concorrere all’equilibrio economico complessivo degli anni 2020, 2021 e 2022, ha messo a disposizione del Servizio Sanitario Regionale quasi un miliardo di euro di risorse proprie, garantendo la copertura delle ulteriori spese legate alla gestione dell’emergenza sanitaria, alla campagna vaccinale e più di recente ai maggiori costi energetici. Tra l’altro siamo stati tra i territori più colpiti dal virus con un’incidenza di casi superiore del 10% rispetto a quella nazionale.

Stiamo però ancora attendendo i rimborsi statali dovuti. In questo quadro molto difficile per tutte le Regioni italiane proprio a causa del mancato ripiano da parte dello Stato, in Emilia-Romagna riusciremo a chiudere in pareggio il Bilancio regionale e a far sì che il disavanzo sanitario non pregiudichi ulteriormente la continuità dei servizi né le condizioni di lavoro dei quasi 57mila dipendenti della nostra Sanità. L’informativa della Giunta e i passaggi in Commissione Salute e politiche sociali di questi giorni hanno chiarito che, oggi, il disavanzo ammonta a 885 milioni, di cui la Regione riesce a coprire oltre la metà con risorse proprie straordinarie mettendo così al sicuro i bilanci 2022-23. Restano ancora da reperire 392 mln, urgenti anche per compensare il caro bollette che grava sulle strutture.

Sarebbe perciò stato logico aspettarsi che la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica, approvata dal Governo Meloni il 5 novembre, rivedesse al rialzo le stime della spesa per la sanità negli anni a venire. Invece no, non sono più alte ma anzi ribassate: se la spesa era il 6,6% del Pil nel 2015, salita al 7,4% nel 2020, la stima di spesa sanitaria nazionale per il 2024 scende addirittura al 6,2%, cioè meno del periodo pre Covid. Una grave sottovalutazione e una incoerenza assoluta anche rispetto agli investimenti nelle strutture e nei servizi di sanità territoriale e domiciliare già programmati sul PNRR.

Perciò insieme alla Giunta stiamo sollecitando il Governo nazionale a fare ciò che è giusto. In una Risoluzione PD firmata da tutta la maggioranza chiediamo di garantire la totale copertura delle spese legate alla pandemia finora sostenute in larga parte dalle Regioni, tramite fondi ripartiti sulla base delle effettive spese sostenute da ogni territorio. Secondo, di introdurre nei Decreti dedicati risorse destinate alle maggiori spese energetiche sostenute dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie. Terzo, che i Finanziamenti PNRR per l’assistenza domiciliare siano ripartiti equamente secondo la popolazione over 65 e non sulla base di ciò che manca rispetto al raggiungimento dell’obiettivo del 10% fissato dal Piano (poiché le regioni che oggi si trovano a livelli prossimi all’obiettivo hanno finanziato e finanziano i servizi domiciliari con i fondi del SSN). Non ultimo, garantire un finanziamento adeguato del Fondo Sanitario Nazionale e comunque assicurare una spesa pubblica pro capite almeno aderente alla media OCSE. Tutti i consiglieri/e e tutti i parlamentari emiliano-romagnoli di ogni schieramento politico sono investiti di questa responsabilità e dovrebbero farsi parte attiva affinché il Governo assuma gli impegni e gli atti conseguenti.

Nel frattempo, abbiamo approvato in Commissione la proposta della Giunta di destinare oltre 457 milioni di euro al fondo regionale per la non autosufficienza, essenziale per mantenere alto il livello della rete dei servizi alle persone, per sviluppare la domiciliarità, per sostenere le famiglie e i caregiver, per favorire l’accesso al mondo del lavoro e l’inclusione sociale delle persone disabili.