(28 settembre 2022) In Assemblea legislativa abbiamo affrontato il tema nevralgico e attualissimo della tutela della salute e sicurezza sul lavoro, intervenendo sulla proposta dell’Assessore Vincenzo Colla, che ha coinvolto tutti i firmatari del Patto per il lavoro e il clima in una strategia regionale mirata al contrasto e alla prevenzione.

110 persone, di cui 9 donne, sono morte sul lavoro lo scorso anno in Emilia-Romagna dove si sono registrati 74.066 infortuni sul lavoro (donne il 35%) e 5.578 malattie professionali denunciate (donne il 38%). Una piaga sociale da affrontare e prevenire con strumenti più efficaci, in alleanza stretta con le aziende, sindacati e istituzioni preposte ai controlli. Sapendo che l’incidenza femminile è più rilevante di quella registrata e da approfondire, considerato che nei settori delle costruzioni, della logistica e agricoltura – i più martoriati da infortuni, incidenti e purtroppo morti – le donne lavoratrici sono presenti in misura minore.

Ho proposto in particolare di:

✅ Monitorare in tempo reale i mutamenti che producono insicurezze e patologie, rafforzando l’Osservatorio regionale sul fronte della prevenzione e della ricerca anche di genere.

✅ Porre particolare attenzione alle situazioni di precarietà e illegalità contrattuale, dove mancano tutela sindacale e servizi di welfare e sostegno, ai lavori poveri dove sono in particolare le lavoratrici, lo dicono i numeri, ad essere più facilmente ricattabili, discriminate e fatte oggetto di molestie e di sfruttamento.

✅ Indicare il mobbing tra i fenomeni non solo da monitorare ma da presidiare con fermezza, integrando il Patto con gli strumenti di tutela della Convenzione ILO 190 contro le molestie e le violenze sul lavoro e del nostro Piano regionale antiviolenza.

Sono circa un milione 400.000 le donne che nella loro vita lavorativa hanno subito molestie e/o mobbing. La tragica vicenda della ginecologa forlivese Sara Pedri, caduta nella depressione e scomparsa, ci è di monito.

Di seguito il mio intervento completo in Aula.

Il Patto per il lavoro e per il clima della Regione coinvolge tutta la società regionale sull’obiettivo del lavoro di qualità, ovvero stabile, adeguatamente remunerato, e tutelato sotto il profilo della salute e della sicurezza, ridurre quindi le disuguaglianze, in primis di genere e generazionali, promuovendo e valorizzando pienamente la partecipazione attiva delle donne e delle giovani generazioni allo sviluppo è parte integrante della strategia inclusiva che stiamo portando avanti in Emilia-Romagna. Che oggi si arricchisce di questa puntuale assunzione di responsabilità collettiva, nell’ambito di questo patto sulla tutela della salute e sicurezza da malattie infortuni sul lavoro. Quindi, non un esercizio stilistico, ma una declinazione necessaria perché più si è chirurgici nell’individuare gli obiettivi, più si può essere misurati, pesati e ci si espone nelle responsabilità. Devo dire che il 35 per cento degli infortuni e il 38 per cento delle malattie professionali rispetto a quelle che sono state illustrate riguardano le donne. Considerato che nei settori più martoriati da infortuni, incidenti e purtroppo morti, ovvero le costruzioni, la logistica e l’agricoltura, le donne lavoratrici sono, come noto, presenti in misura minore, è chiaro che l’incidenza femminile appare assai rilevante, senz’altro da approfondire, come del resto altri dati e indicatori.

Ecco perché è così importante articolare questo Patto e aver coinvolto tutti gli attori in campo. La sicurezza sul lavoro va interpretata in modo dinamico, in modo allargato e aggiornato. Proprio per questo riteniamo fondamentale quella che viene indicata dal Patto quale priorità trasversale, cioè, diceva l’assessore, condivisione, monitoraggio e analisi, in particolare su due linee: qualificare ulteriormente l’attività del sistema informativo regionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro a cui afferisce l’Osservatorio regionale, rafforzando sinergie e interoperabilità, e la prevista attivazione di un monitoraggio coordinato e di ricerca mirata in grado di registrare l’evoluzione dei fattori di rischio presenti nei diversi settori. Questa è la vera sfida: anticipare i temi della prevenzione valutando i rischi e quindi migliorando tutti i processi.

Il lavoro sta cambiando e occorre presidiare in tempo reale i mutamenti che producono insicurezze e patologie. È fondamentale per valorizzare le buone prassi ed essere efficaci nelle misure. Ho particolarmente apprezzato, abbiamo particolarmente apprezzato il riferimento a pag. 17 nella narrativa di questo Patto alla promozione delle pari opportunità, con particolare attenzione alla parità salariale e alla conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro, perché anche per la cosiddetta “certificazione di genere”, che può essere un tassello ulteriore per il miglioramento della qualità della prevenzione, costituiscono aspetti di valore intrinseci alla premialità previsti anche dal PNRR.

Per lo stesso motivo riteniamo centrali gli aspetti della prevenzione, ben motivati ed evidenziati nella strategia degli interventi dall’assessore Colla, che ringraziamo, prevenzione che va agita con politiche attive per l’occupazione di qualità, contro il lavoro irregolare, la precarietà, il dumping contrattuale, per superare il nero e l’eccessiva esternalizzazione e frammentazione delle pratiche di appalto.

Prevenzione che va agita per affrontare, contrastare e superare anche le discriminazioni e le violenze nei luoghi di lavoro, prima fra tutte il mobbing, che viene all’uopo citato all’interno di questo patto. Ricordo infatti che l’ordinanza n. 8948 del 2020 della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che la malattia derivante da mobbing rientra a pieno titolo fra le malattie professionali indennizzabili da INAIL. Sottolineo come il mobbing determini in chi lo subisce non solo danni alla vita di relazione, ma spesso all’integrità psicofisica della lavoratrice e del lavoratore, in particolare depressione e disturbi dell’ansia sul piano fisico, patologie correlate all’esposizione a stress prolungato, come malattie agli apparati non soltanto cardiovascolare, ma anche gastrointestinale.

Perché dico questo? Perché studi autorevoli definiscono il mobbing come una forma davvero di terrore psicologico e, visto che abbiamo avuto nelle emblematica tragicità della vicenda della ginecologa forlivese Sara Pedri, piombata nelle depressione e scomparsa il 4 marzo 2021 in Trentino, dove lavorava presso l’ospedale Santa Chiara di Trento, un esempio di cosa possa significare il mobbing (i vertici sono attualmente a processo, quindi si verificheranno ovviamente alla fine le responsabilità, ma le premesse sono inquietanti), bene si è fatto ad indicare il mobbing tra gli elementi non solo da monitorare, ma da presidiare con fermezza.

C’è infatti un legame indissolubile tra la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e la buona occupazione, nelle situazioni di precarietà e illegalità contrattuale, dove mancano tutela sindacale e servizi di welfare e sostegno, nei lavori poveri sono in particolare le lavoratrici, lo dicono i numeri, ad essere più facilmente ricattabili, discriminate, fatte oggetto di molestie e di sfruttamento. A rischio, perciò, anche sotto il profilo della salute e della sicurezza.

La ratifica da parte dello Stato italiano della Convenzione ILO 190, approvata all’unanimità dalle forze politiche in Parlamento e in vigore dal 25 giugno 2021, sta rafforzando gli strumenti di tutela e prevenzione contro le molestie e le violenze sui luoghi di lavoro, che colpiscono in stragrande maggioranza la popolazione femminile. I dati sono evidenti. Sono circa 1.400.000 le donne che hanno subìto violenza nella propria vita lavorativa, con una maggiore incidenza nel settore dei servizi, nella fascia di età medio-giovane e con un livello educativo medio-alto, e comunque prevalentemente al momento del colloquio di lavoro e in fase di assunzione (fonte ISTAT).

Le molestie, quindi, sono state non soltanto tracciate attraverso il mobbing in questo Patto, ma sono state inserite nel Piano 2021-2023 contro la violenza di genere della Regione Emilia-Romagna e costituiscono uno strumento avanzato di prevenzione e contrasto, quindi di salute e di sicurezza soprattutto per le lavoratrici nell’ambito del lavoro. Ecco perché in questa Regione, lo sappiamo bene, problemi complessi e strutturali richiedono politiche integrate e sinergia tra competenze diverse che vi incidono.

Quindi, nel ringraziare la Giunta per lo sforzo di declinazione, che ‒ ripeto ‒ non è un esercizio stilistico, speriamo, condividiamo e confermiamo la volontà di rafforzare la strategia condivisa in questo Patto, integrando, ovviamente, il Piano regionale contro la violenza che insieme al Piano regionale della prevenzione 2021-2025, in modo coerente, tracciano una visione di sistema e di ciò che per noi è qualità del lavoro.