(Giugno 2022) Alla Festa PD di Biasola un doppio incontro a cui ho partecipato su invito delle donne SPI CGIL e dei giovani Democratici del Circolo Bella Ciao di Reggio Emilia.

“Una, nessuna, centomila” è il titolo scelto dal Circolo GD per una riflessione che pone l’urgenza di una piena emancipazione femminile e intersezionale quale leva necessaria a darci prospettive di benessere e sviluppo più equo. Di buon auspicio è l’approccio sistemico per la parità adottato negli ultimi anni dalle istituzioni europee, nazionali e dalla Regione Emilia-Romagna che, fra le prime, ha investito in una strategia organica di rafforzamento dei diritti femminili e personali. Per incidere nella vita delle persone, per alleviare le fatiche quotidiane e moltiplicare le opportunità di realizzazione, lavoro e buona occupazione, la strada da percorrere non è quella degli interventi sporadici ed isolati ma, inevitabilmente, quella di una politica strutturale a favore dei giovani, delle ragazze e delle donne, ovvero di chi da sempre è stato lasciato ai margini.

Assieme alla consigliera comunale Fabiana Montanari e alla consulente Anna Bernardi abbiamo tenuto un confronto sincero e finanche crudo sull’emancipazione, sull’autodeterminazione e sul libero arbitrio, condizioni culturali da costruire ed affermare per un vero progresso sia della politica che della società. Grazie a Nicolò Medici e a tutte e tutti i Giovani Democratici per l’impegno e la consapevolezza su temi complessi che chiamano in causa i diritti e i doveri, le libertà e le responsabilità in una società emancipata e matura dove nessuno dovrebbe essere o sentirsi “sacrificabile”.

Grazie anche a Barbara Vigilante della segreteria provinciale e a Maria Nella Casali del Coordinamento femminile dello Spi-Cgil, che hanno presentato il progetto “La Città con gli occhi delle donne”. A inizio maggio avevo già avuto modo di partecipare al lancio di questa importante campagna di ascolto: un impegno di prossimità che intende dare voce ai bisogni espressi dalle donne, travolte più che mai dalle difficoltà post pandemiche e di crisi dell’assetto mondiale. Conoscere le difficoltà, monitorare i bisogni, è il primo passo per aggiornare le politiche di welfare verso una migliore presa in carico.

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