(15 maggio 2022) Durante la presentazione del libro “Senza Paura”, l’autore Alessandro Zan si è confermato l’uomo generoso che è. La storia che racconta comprende un vissuto intimo e privato che motiva il suo percorso consapevole di militante Lgbt, fino ai banchi della Camera dove da deputato del PD ha interpretato le necessità di una legge che nel Paese combatta l’odio, l’omotransfobia, la misoginia, l’abilismo. Il disegno di legge noto a tutti come “DDL Zan” ha squadernato il meglio e il peggio della classe politica, rappresentato il dibattito di una società ancora dominata da paure, stereotipi e retaggi patriarcali. Approvato alla Camera, il disegno di legge è stato affossato oltre sei mesi fa in Senato, tra gli applausi delle destre. Oggi torna a Palazzo Madama per la discussione perché, come dice il titolo delle Agorà democratiche di questi giorni, “Non ci arrendiamo”.

Nel Parco Monumentale della Rocca di Castelnovo di Sotto, alla presenza di tante persone, abbiamo trascorso con Alessandro, con il Sindaco Francesco Monica, Cristina De Palmi, Carla Guatteri, Ethel Bassi, un pomeriggio davvero denso di riflessioni e contenuti. In cui abbiamo ripercorso le tappe di un progetto di civiltà fortemente voluto e atteso perché tutelante le libertà e i diritti di tutti e tutte: libertà di amare chi si vuole, diritto di realizzarsi ed essere se stessi senza nascondersi. Atteso sì, eppure contrastato in modi spesso beceri, violenti, qualunquisti quanto efficaci, a dimostrazione di un approccio eteronormativo del diritto, di un patriarcato che assume molteplici e inconsce forme di dominio di genere. Insieme, come PD prima di tutto, stiamo attraversando un pezzo della storia politica d’Italia che ancora tradisce un approccio strumentale e arcaico sui diritti umani e civili. Da superare, appunto, senza paura.

Come del resto è avvenuto in Assemblea Legislativa nel 2019, quando siamo riusciti, insieme e compatti, ad approvare Legge Regionale n. 15 contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento o dall’identità di genere. Pur tra attacchi anche personali di ogni sorta e un ostruzionismo portato all’estremo, ha prevalso infine la volontà democratica di fare ciò che è giusto. La rivoluzione della consapevolezza e della libertà parte sempre dal basso. Questa volta le istituzioni e chi le rappresenta devono imparare dai propri errori per realizzarla nell’ordinamento, per un progresso civile e culturale e politico che non può più attendere.