(13, 16 aprile 2022) Fare la propria parte, piccola o grande che sia, verso la pace, è cosa preziosa per noi stessi e per l’umanità ferita. Questo lo spirito che anima numerosissime associazioni e persone mobilitate nella solidarietà e contro la guerra in Ucraina, a favore del dialogo e di un ritorno ai negoziati che fermino i massacri in corso.

A Reggio Emilia ho preso parte all’inaugurazione della mostra fotografica “20 di Pace”: venti fotografie di venti fotografi reggiani a sostegno del popolo ucraino. Grazie al Centro Sociale “Catomes Tôt”, in collaborazione con Laura Sassi (Atelier Via Due Gobbi tre) e Riccardo Varini (Associazione Culturale ARTyou), l’iniziativa permette di raccogliere fondi da devolvere a Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che oggi lotta per salvare i minori ucraini. Questo l’elenco dei fotografi che hanno donato, facendo la propria parte: Alfredo Anceschi, Vasco Ascolini, Alessandro Bartoli, Fabio Boni, Marco Borciani, Bruno Cattani, Daniele Corradini, Giuliano Ferrari, Fabrizio Fontanelli, Ermanno Foroni, Marco Gargiulo, Marcello Grassi, Annarita Mantovani, Marco Montanari, Fabrizio Orsi, Monia Piccinini, Laura Sassi, Paolo Simonazzi, Veronica Vanzo, Riccardo Varini.

Il 13 aprile, accogliendo le istanze dei movimenti delle donne bolognesi, l’associazione Orlando ha promosso un incontro pubblico per coordinare le iniziative già intraprese e riflettere su quelle più efficaci da intraprendere a sostegno della pace e delle reti di attiviste ucraine, russe, europee e delle organizzazioni per i diritti umani impegnate ad ottenerla. Su invito di “Orlando” ho preso parte all’assemblea presso il Centro di Documentazione delle Donne di Bologna e portato un contributo di pensiero e di azione. L’obiettivo che abbiamo condiviso è riaffermare “i valori e i principi che le donne nel mondo hanno elaborato in pratiche decennali di approccio non violento, di apporto propositivo nei negoziati di riconciliazione e di pace, nonché di sperimentazione di forme di convivenze possibili tra popoli e gruppi sociali eterogenei”. Proprio su questa base nel 2000 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò all’unanimità la Risoluzione 1325, la prima a menzionare esplicitamente sia l’impatto devastante delle guerre sulle donne e i minori sia il contributo delle donne nella risoluzione dei conflitti per una pace durevole, contenente precise indicazioni alle Nazioni Unite e agli Stati membri. Ma il mondo purtroppo ha preso un’altra direzione.

La guerra in Ucraina rappresenta infatti l’acme di una estromissione progressiva delle donne dai tavoli di negoziato, come denuncia l’Onu da tempo. “Orlando” e le altre associazioni femministe chiedono “che la Risoluzione 1325 torni in primo piano e che l’Italia, l’Unione Europea e gli Stati membri si impegnino alla sua realizzazione nel conflitto in corso”, in particolare per un coinvolgimento di mediatrici e promotrici di pace, avvertendo tutti “i rischi connessi alla riaffermazione della divisione di compiti e di ruoli tra donne e uomini e al disconoscimento di una forte potenzialità di pace rappresentata dalle donne”.

Faremo la nostra parte dentro e fuori le istituzioni democratiche.