(8 marzo 2022) Piena accessibilità alla pratica sportiva e motoria, valorizzazione del volontariato e dell’associazionismo regionale sono al centro della ‘Carta etica dello sport’, approvata in Assemblea legislativa dopo un percorso di arricchimento del testo cui ho contribuito. Prevista dalla legge regionale 8/2017 (“Norme per la promozione e lo sviluppo delle attività motorie e sportive”) la Carta declina principi e impegni già condivisi con le società e le associazioni, dall’attenzione per i tempi di maturazione fisica, emotiva, cognitiva e relazionale dei più giovani, al rifiuto di ogni forma di discriminazione e di utilizzo di mezzi illeciti o scorretti, sino alla sostenibilità ambientale degli eventi sportivi. Ecco il mio intervento in Aula.

In sede di Commissione abbiamo partecipato attivamente alla stesura oggi in discussione di una Carta valoriale, di principi e impegni, che riteniamo possa contribuire ad unire più profondamente il mondo dello Sport in Emilia-Romagna e la società tutta. Ritengo significativo approvare questa Carta etica in una Giornata internazionale della donna che celebriamo con l’angoscia della guerra e con la vicinanza concreta al popolo ucraino e in particolare alle donne ucraine e ai loro bambini e familiari in fuga dai massacri di questi giorni, di queste ore. Ha un senso ancora più pregnante in questo momento, rafforzare quello spirito solidale che anche lo Sport in tutto il mondo ha espresso da subito assieme alla condanna dell’aggressione e invasione militare. Noi ci impegniamo tutti i giorni a cercare di costruire, recuperare, rafforzare il benessere sociale a partire dalla centralità della persona umana e dei suoi diritti costituzionalmente garantiti. Ebbene, la guerra alle porte e nel cuore dell’Europa sta rischiando di distruggere ogni tessitura e conquista e benessere e diritti, a cominciare da quelli umani, che abbiamo messo al centro illudendoci che fossero solo migliorabili e non in serio pericolo. Oggi che questa illusione è caduta, affrontiamo i provvedimenti con una diversa consapevolezza, con la responsabilità di farci carico della costruzione di Pace ad ogni livello come del resto la risoluzione testè votata all’unanimità ha concretamente testimoniato.

Anche questa Carta parla di Pace, in quanto intende portare a sintesi i valori democratici e inclusivi che uniscono lo Sport, le società, le associazioni e le persone che lo praticano. La Regione ha condiviso la stesura della Carta come già aveva condiviso il testo della legge 8 che la prevede. E il ruolo della Regione si conferma quale ruolo di regia rispetto ai protagonisti che sul territorio presidiano, educano, promuovono questa attività così importante per la crescita sana dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, così come per il benessere psicofisico degli adulti di ogni età. Perché i protagonisti sono loro, non siamo noi. Non siamo noi a dire come si fa ad essere un buon atleta o sportivo, ma sono i valori praticati che diventeranno principi costituzionalmente garantiti.

Crediamo di aver contribuito al punto di equilibrio del documento in ottica di inclusione. Che significa valorizzare i comportamenti, gli scambi e i principi di convivenza in ambito sportivo, compreso l’ambito agonistico. Che significa riaffermare e condividere il rispetto delle differenze e delle diversità all’interno dei valori della solidarietà e della concordia. Che significa, come ovvio, riaffermare e rilanciare, proprio perché niente è scontato e acquisito per sempre, l’obiettivo dell’uguaglianza sostanziale tra bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini.

Mi preme fare una sottolineatura rispetto ad alcuni interventi che mi hanno preceduta. L’esaltazione della cultura del corpo non ancorato ad un quadro valoriale di insieme ci porta ad altri momenti storici della nostra società. Noi vogliamo esaltare il valore educativo dello sport, che comprende anche l’agonismo, però secondo una prospettiva della pedagogia dello sport, quindi non un’esaltazione della competizione per la competizione, dell’agonismo per l’agonismo, ma uno spirito agonistico inquadrato in un ambito valoriale e di crescita collettiva della società. Altrimenti, l’Istituzione può anche non intervenire, dato che ogni atleta si tara secondo i suoi valori, i suoi desideri ed ambizioni. Se l’Istituzione interviene in questo percorso non è per assegnare medaglie. Ma perché nel valore costituzionalmente garantito dello sport ci vede una leva di costruzione di visione di una società e di un modello di società. Quindi, è legittimo che ci sia una contrapposizione o una visione differente dell’ambito sportivo, perché in effetti ci sono differenti visioni di società. Per quanto mi riguarda, non sono interessata a intervenire come Istituzione a vagliare il grado di agonismo e quello che in qualche modo dovrebbe succedere nella competizione. Quello che a me interessa, come Istituzione, è dare un contributo a sostenere il “buon” spirito agonistico. Fra l’altro, questo percorso di maturazione della disciplina dello sport è appunto una maturazione, nel senso che siamo partiti da una visione dello sport competitivo, dove centrale è la cultura del corpo e quant’altro. Siamo arrivati, con l’evolversi delle riflessioni sullo sport e sulla società, alla prospettiva pedagogica ed educativa dello sport quale “luogo” di benessere psico-fisico dove chiunque deve sentirsi adeguato.

Il femminile non è tradizionalmente valorizzato nello Sport, come del resto in altri ambiti. Teniamo, infatti, presente che a stimolare l’interazione sociale, che è importante per i giovani e gli anziani, per le donne e gli uomini, lo sport promuove la salute fisica e mentale; lo sport può inoltre favorire l’istruzione, la comunicazione, le capacità di negoziazione e la leadership, che sono vitali per l’emancipazione femminile. Le stesse associazioni sportive ci hanno consegnato negli anni approfondimenti, analisi e proposte per superare i gap che penalizzano le donne e ragazze sia in campo amatoriale, motorio che agonistico. Stereotipi culturali sin dalle scuole, impegni familiari e di cura sulle loro spalle le tengono lontane dalla pratica sportiva per lunghi periodi, o le escludono. Diseguali rapporti di potere e soffitti di cristallo riguardano anche lo Sport, in particolare per quanto riguarda l’accesso alle dirigenze e ai vertici delle società. Abbiamo perciò rafforzato con alcune sottolineature il testo, basandoci prima di tutto sulla Carta europea Olympia per i diritti delle donne nello Sport, promossa da Uisp, già presente nella legge 8.

Nello specifico ritengo importante aver inserito tra gli impegni condivisi con le Società sportive quello di “valorizzare lo sport femminile per incrementare la partecipazione delle donne e delle ragazze all’attività sportiva, considerando la lotta al sessismo, in qualunque ambito si evidenzi, una priorità.” Al proposito, nella divulgazione della Carta ci siamo tutti impegnati e impegnate ad un linguaggio a sua volta inclusivo e rispettoso delle differenze, perché ogni discriminazione sessista o comunque legata al genere si combatte prima di tutto con le parole e con le immagini che si utilizzano, potenti perché veicolano concetti e valori a livello profondo. Perché fanno Cultura.

Il Fondo per il professionismo negli sport femminili è stato sicuramente un passo avanti e rappresenta un buon segnale. Le federazioni che vorranno accedere ai finanziamenti dovranno deliberare il passaggio al professionismo sportivo dei campionati femminili e di conseguenza potranno accedere a risorse per riorganizzare e migliorare le infrastrutture, ma anche per la formazione delle atlete e dei tecnici e la promozione del settore. Senza una riforma complessiva del sistema sportivo nazionale, le garanzie di più eque opportunità per le donne e per le ragazze restano sostanzialmente sulla carta per quanto riguarda in particolare le garanzie assicurative e contributive e la maternità.

Da qui anche l’Art. 14: “Promotori, sottoscrittori e aderenti alla Carta Etica dello Sport si impegnano a divulgare con pari dignità tutte le discipline sportive, promuovendo esempi positivi di collaborazione e cooperazione anche in contesti agonistici, contrastando tutte le forme di violenza, illegalità o di abuso, rispettando il valore sociale dello sport avendo particolare attenzione dei minori coinvolti.”

Con i nostri emendamenti abbiamo cercato insomma di declinare in modo più esaustivo in ogni ambito i principi di equità ed eguaglianza che sono contenuti nelle nostre leggi per i diritti delle persone, a cominciare dalla Legge quadro 6/2014 e dalla legge 15/2019 contro le discriminazioni e violenze di genere. Norme e sforzi attuativi trasversali che anche attraverso la carta etica dello Sport possono diventare ancor più patrimonio comune, comune sentire nell’alveo delle politiche strutturali di parità e coesione sociale che questa Regione porta avanti.

In questa regione presidiamo come prima cosa la dignità della persona. Lo facciamo rispettando appieno e sostenendo il protagonismo dal basso espresso dal Terzo settore, dalle associazioni ed enti sociali che consolidano ogni giorno il nostro stare insieme, spesso sopperendo a lacune dell’impianto pubblico. Oggi l’interlocuzione con il mondo dello Sport, così vivo, diffuso e di eccellenza in Emilia-Romagna, diventa ancora più forte, e più denso si fa l’impegno di eradicare ogni seme della violenza. Grazie.

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