(5 febbraio 2022) In Italia sono state oltre 190 le vittime di omotransfobia che nel 2021 hanno avuto il coraggio di denunciare minacce, discriminazioni e violenze. Troppe sono ancora le persone che invece rimangono nell’ombra e senza una rete di protezione, tra cui molti adolescenti che vengono emarginati, alcuni cacciati dalle stesse famiglie dopo aver fatto coming out. L’affossamento della legge Zan in Parlamento, cui il PD non ha potuto contrapporre numeri sufficienti, ha fatto mancare al Paese norme di civiltà contro i reati d’odio e istigazione alla violenza che colpisce le cosiddette diversità sul web, nei luoghi di lavoro, nelle case, ovunque. L’aggressione subita da un gruppo di giovani Lgbt a Ferrara a novembre scorso, insultati per strada da altri ragazzi con espliciti richiami fascisti, è emblematica di sacche di intolleranza e inconsapevolezza presenti trasversalmente nella società.

Al caffè letterario Binario 49 di Reggio Emilia abbiamo festeggiato un esempio di solidarietà e cultura del rispetto, un tassello positivo per strutturare quella rete sociale e di welfare che serve a proteggere e sostenere concretamente le persone in difficoltà. Nel mio intervento ho sottolineato proprio la necessità di integrare i servizi di sostegno alle fragilità con le esperienze associative più qualificate. Ha organizzato l’incontro Arcigay Gioconda e il suo presidente Alberto Nicolini, anche per ringraziare tutti coloro che hanno aderito alla raccolta fondi per ristrutturare, arredare e sostentare una Casa Arcobaleno intitolata a Pier Vittorio Tondelli, dove saranno ospitate persone Lgbt vittime di omotransfobia. In due mesi sono stati raccolti circa 11mila euro, che assieme ai fondi nazionali stanziati per l’accoglienza e alla collaborazione del Comune di Reggio, consentono di realizzare il progetto.

A Reggio Emilia, l’anno scorso, circa venti persone in gran parte giovani, si sono rivolte ad Arcigay perché oggetto di pesanti discriminazioni per il proprio orientamento sessuale. E durante i lockdown il circolo Arci ha ricevuto un picco di segnalazioni e richieste di aiuto per intimidazioni e intolleranze in famiglia, analogamente alle segnalazioni di donne vittime di compagni violenti ricevute dai Centri antiviolenza. Agire su tutti i fronti per incidere a livello culturale, resta una necessità per non lasciare solo nessuno. L’attuazione in Emilia-Romagna della legge regionale 15/2019 contro le discriminazioni e le violenze determinate da orientamento sessuale o identità di genere, ci può consentire di prevenire molte forme di violenza e favorire una cultura del rispetto e della non discriminazione, attraverso l’integrazione tra politiche educative, scolastiche e formative, sociali e sanitarie, del lavoro. Massimo impegno politico e istituzionale su un tema che riguarda tutti è stato espresso anche dal presidente della Commissione Parità e Diritti della Regione Federico Amico, dagli assessori del Comune di Reggio Emilia alle Pari opportunità Annalisa Rabitti e alla Casa Lanfranco De Franco.