(21 gennaio 2022) Sempre in prima linea, i nostri volontari dell’emergenza/urgenza hanno continuato a presidiare il territorio, garantire servizi essenziali e assistenza, rassicurare le persone e le comunità. In Emilia-Romagna sono circa 3mila le organizzazioni di volontariato, sinora iscritte all’albo regionale, che operano quotidianamente nel variegato campo socio-sanitario, civico e culturale e che integrano i servizi pubblici. Nel corso di una visita alla sede di Pubblica Assistenza di Cadelbosco Sopra e Castelnovo di Sotto mi sono confrontata su proposte e bisogni concreti delle ODV in questo periodo così complesso. Sosteniamo e sosterremo in modo ancora più puntuale questo patrimonio di solidarietà e competenze, ad esempio per mettere sempre più persone nella condizione di conciliare l’attività volontaria con quella lavorativa o di studio.

Il mondo del volontariato oggi è investito da diversi cambiamenti, a cominciare da quelli impressi dalla riforma nazionale del Terzo settore del 2017, che riguarda anche le associazioni di promozione sociale, le imprese e cooperative sociali, le società di mutuo soccorso, fondazioni e altri enti che svolgono attività solidaristiche e di utilità sociale senza scopo di lucro. Si tratta di novità sia tecniche che di sostanza e visione, da accompagnare e governare nell’ottica irrinunciabile di rendere tutte queste realtà realmente protagoniste nei processi di innovazione sociale. Terzo settore protagonista per due motivi. Il primo sta nel suo bagaglio di esperienza e vicinanza alle fragilità, di cui non possiamo fare a meno per prendere in carico con maggiore efficacia problemi epocali quali l’invecchiamento e il progressivo isolamento della popolazione anziana, instabilità e precarietà delle fasce giovani, la povertà educativa, l’esclusione di un’ampia fascia di cittadini e cittadine dall’accesso a servizi primari dovuta all’innovazione tecnologica. Inoltre, la riforma contenuta nel Decreto legislativo 117/2017 valorizza in modo inedito queste realtà al fine di realizzare il principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale, che affida ai privati cittadini (singoli e associati) la cura dei bisogni collettivi e le attività di interesse generale, dando ai pubblici poteri il compito di intervenire in funzione sussidiaria di programmazione, di coordinamento ed eventualmente di gestione. Ciò comporta tra l’altro il pieno coinvolgimento del Terzo Settore nella co-progettazione e co-programmazione dei servizi, di welfare e non solo.

Nei giorni scorsi ho portato questo contributo di riflessione alla Tavola rotonda di presentazione del Corso “AVVOCATI A SOSTEGNO DEL TERZO SETTORE”. Promosso dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia, è un percorso di alta specializzazione articolato in 9 moduli che intende aumentare le competenze professionali sulla riforma del Terzo settore e consolidare nel modo migliore proprio la sussidiarietà orizzontale tra pubblica amministrazione ed organizzazioni no-profit.

Co-progettare e co-programmare le politiche pubbliche implica la condivisione di responsabilità e visione. La Regione Emilia-Romagna pratica da molto tempo il coinvolgimento degli attori sociali no profit e del volontariato. Lo fa attraverso sedi di concertazione, ascolto e monitoraggio quali la Conferenza e l’Osservatorio regionale del Terzo settore con cui si decidono iniziative, bandi e finanziamenti (ammontano ad oltre 17,9 milioni di euro i sostegni erogati in questi anni). Attualmente stiamo gestendo la migrazione di associazioni e organizzazioni dai registri regionali al nuovo Registro unico nazionale attivo da novembre scorso. Ma soprattutto abbiamo da vincere assieme le sfide che ho delineato e per questo siamo già impegnati a declinare la riforma a livello regionale attraverso una legge specifica per il Terzo settore, che adegui alla nostra storia le nuove opportunità e strumenti.