L’8 dicembre 2021 Patrick Zaki è stato scarcerato dopo ventidue mesi di detenzione ingiustificata. I primi a darne notizia sono stati gli attivisti dell’Egyptian initiative for personal rights (Eipr), l’Ong con cui ha collaborato fino al suo arresto e che continua a fornirgli supporto legale. Il sollievo per la sua liberazione ha fatto il giro d’Europa e del mondo ma, come ovvio, ha toccato in particolare l’Emilia-Romagna e Bologna, sua città di studio e di elezione che gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Patrick è iscritto all’Università di Bologna ad un Master in Studi di genere ed è un ragazzo consapevole che si batte contro le ingiustizie, discriminazioni e violenze che si consumano non solo nel suo Paese ma in tutto il pianeta. Suo malgrado, dopo la dura e lunghissima detenzione preventiva a cui è stato sottoposto, con accuse gravi prive di fondamento, è diventato simbolo dei valori e diritti riguardanti la libertà religiosa e di pensiero, la partecipazione democratica alla vita sociale e la tutela dei diritti umani. Oggi però rischia ancora una condanna fino a cinque anni di reclusione e dovrà presentarsi a un’udienza che si terrà il primo febbraio in Egitto.

Ci uniamo perciò a quanti chiedono, da tempo, al nostro Governo di riconoscere con urgenza a Patrick Zaki la cittadinanza italiana. Lo avevamo già fatto quando era in carcere, con una Risoluzione del PD approvata l’anno scorso in Assemblea, lo ha chiesto il Parlamento italiano a larga maggioranza; ne ribadiamo la necessità ora che si avvicina la sentenza, per rafforzare la sua posizione e i suoi diritti di fronte alle autorità egiziane. Affinché alla gioia sua, della famiglia e degli amici, della sua mentore di Unibo Rita Monticelli, di tutti noi per la scarcerazione, non subentri l’ennesima e più dolorosa ingiustizia.

In Assemblea è costante l’impegno a mantenere accesi i riflettori sulle numerose crisi umanitarie che flagellano il mondo, dall’Afghanistan al Myanmar sino ai confini europei. Un nostro atto di indirizzo politico sollecita da ultimo Governo e Unione Europea ad evitare ulteriori perdite di vite umane al confine polacco-bielorusso, con migliaia di migranti e profughi intrappolati da molti mesi tra le forze di frontiera ed ora esposti all’inverno. Occorrono altri aiuti umanitari, l’accesso nella zona di emergenza di personale medico e sostegno concreto (tende, coperte, cibo, tutto ciò che è necessario) per la sopravvivenza dei bambini e delle persone più fragili. La Regione Emilia-Romagna chiede alla Commissione Europea di garantire, in caso di prosecuzione di questo stallo vergognoso, l’evacuazione dei migranti dalla regione di confine negli Stati membri dell’UE, anche avvalendosi delle offerte di accoglienza già ricevute da parte della società civile, da città e gruppi religiosi; e chiediamo con forza di rilanciare accordi di ricollocazione tra gli Stati.

Per essere coerente con i suoi principi e valori fondanti, l’Europa apra le sue porte e scommetta sulla cooperazione, sulla gestione responsabile delle frontiere e del fenomeno migratorio. Contro la logica dei muri praticata in Polonia, un Paese che sceglie l’opzione dei respingimenti coatti, dimenticandosi del diritto internazionale e, ancora prima, del valore cruciale del rispetto della dignità della persona e della vita umana. Noi dobbiamo essere altro, siamo altro e non lo dimentichiamo.