(31 agosto 2021) Alla Festa dell’Unità nazionale che si sta svolgendo a Bologna, abbiamo affrontato il tema della parità salariale con consapevolezza e prospettiva. Il gender pay gap in Italia può arrivare al 20% in meno sulla busta paga delle dipendenti rispetto ai loro colleghi uomini, inoltre solo il 28% dei manager sono donne. Peggio di noi fa solo Cipro. Non a caso l’ultimo Global gender gap report ci pone fra i peggiori Paesi europei per le diseguaglianze economiche fra uomini e donne e stima che servano ancora oltre 200 anni per raggiungere la parità.

Se l’art. 37 della Costituzione ha sancito il principio (e il diritto) della parità salariale, è dal tempo dei Gruppi di difesa della donna che si cerca di imporre la concreta applicazione dell’equo trattamento retributivo nell’agenda politica. La prima Convenzione OIL n. 100 “sull’uguaglianza di retribuzione fra mano d’opera maschile e mano d’opera femminile per un lavoro di valore uguale” risale al 1953, poi è subentrata la legge del 1977 “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”. Eppure, nonostante le norme e l’evoluzione sociale, tale divario non è mai stato superato e resterà a scapito delle lavoratrici fino a quando non si diffonderà una cultura della responsabilità, della dignità e del valore dell’occupazione femminile. Sino ad allora il nostro Paese resterà impantanato in un futuro mancato.

La Regione Emilia-Romagna ha introdotto la parità salariale nella propria normativa con la Legge quadro regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere n. 6 del 2014, mentre diverse altre Regioni si sono attivate più di recente e, come il Lazio ad esempio, sono in procinto di varare norme dedicate al tema, fortemente volute dalle esponenti Democratiche.

Quanto al livello nazionale, a giugno la Commissione Lavoro della Camera ha approvato il progetto di legge per la parità salariale che vede relatrice Chiara Gribaudo. Il TESTO normativo unificato prevede la creazione di nuovi meccanismi di trasparenza e garanzia per le donne lavoratrici attraverso il rapporto sulla situazione del personale e la creazione di una certificazione della parità di genere per premiare le aziende virtuose. Non possiamo aspettare oltre, è tempo di introdurre correttivi che vanno nella giusta direzione, a cominciare proprio dall’approvazione definitiva in Aula di questa legge. Valuteremo in seguito eventuali integrazioni agli strumenti di cui la Regione Emilia-Romagna si è dotata, non solo nell’ambito della legge quadro per la parità ma anche della legge regionale sul caregiver familiare, tema strettamente correlato al valore del lavoro femminile ma che attende a sua volta l’approvazione in Parlamento della proposta nazionale del PD.

Tanti i contributi al dibattito coordinati dalla giornalista Simona D’Alessio, che ha messo in evidenza la soggettività politica delle donne quale elemento che fa la differenza, in ogni ambito sociale e istituzionale. Grazie alla Conferenza Nazionale Donne Democratiche per dare impulso ad un lavoro prezioso di iniziativa anche legislativa profuso sui territori regionali da Eleonora Mattia, Loredana Raia, Loredana Capone, Paola Bocci, Sara Ferrari, Manuela Bora in raccordo con l’azione parlamentare e sindacale rappresentata da Romina Mura e Susanna Camusso.