La liquidazione dell’azienda Manifattura Riese (ex Navigare) ha posto ancora una volta al centro dell’impegno regionale una crisi aziendale drammatica, affrontata al di là delle dirette competenze istituzionali. La prospettiva del licenziamento collettivo nello stabilimento carpigiano e nella sede legale di Rio Saliceto, dopo la messa in liquidazione di questa storica azienda dell’abbigliamento sportivo, rappresenta una grave ferita. E la Regione Emilia-Romagna si sta facendo carico di una salvaguardia del lavoro e del comparto produttivo che riteniamo indispensabile per la ripresa. Proprio a seguito delle pressioni e proteste di istituzioni, sindacati e lavoratrici, oggi si è decisa la sospensione della procedura di licenziamento collettivo fino al prossimo al 27 ottobre, quando scadrà la Cassa integrazione guadagni ordinaria Covid. Lo riteniamo un buon inizio per un recupero di responsabilità e visione per il futuro di tante persone e famiglie.

Appena la proprietà dell’azienda ha proceduto con la liquidazione, l’Assessore Colla aveva convocato un tavolo regionale di confronto, a cui però la proprietà non si è presentata. Abbiamo considerato tale comportamento, purtroppo reiterato anche nei successivi incontri nazionali, un atto unilaterale ingiustificabile che ha impedito di percorrere la strada della continuità occupazionale e produttiva. E infatti a metà maggio sono arrivati i licenziamenti a tutti gli oltre 80 dipendenti, in grande maggioranza donne, sia della sede di Carpi che di vari negozi in Italia. Il tavolo di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico è sempre stato disertato dalla Luchi Fiduciaria che detiene l’80% della Riese.

Il 19 luglio in Assemblea legislativa abbiamo approvato all’unanimità una Risoluzione della maggioranza che sollecita il Ministero a trovare una possibile soluzione per la Manifattura Riese e soprattutto per i posti di lavoro, per favorire la creazione di percorsi di ricollocamento e reingresso lavorativo, con specifica attenzione all’occupazione femminile e all’area tra Reggio Emilia e Modena dove certi settori produttivi sono stati maggiormente colpiti dalla crisi pandemica. Nel mio intervento in Aula ho sottolineato il valore della moda e del tessile in Emilia e stigmatizzato, a nome del Partito Democratico, un comportamento della proprietà che calpesta la dignità delle persone e non rende onore alla responsabilità e all’impegno di tanti imprenditori e imprenditrici che si trovano coinvolti in diverse vertenze a causa della crisi. Qui c’è dell’altro. La forma è sostanza e come ha sostenuto l’Assessora carpigiana Stefania Gasparini al tavolo di crisi convocato dal Ministero, “un marchio non è solo una scritta su una maglia”, un marchio è portatore di una storia e di una reputazione che lo rende tale. Noi continueremo a essere al fianco delle lavoratrici e lavoratori, delle sigle sindacali, delle oltre ottanta famiglie coinvolte, fino a quando si arriverà a soluzioni concrete che evitino una cesura sociale e occupazionale in cui ancora una volta a pagare il prezzo più alto sono le donne.