Una delle prime cause di morte delle donne di ogni nazionalità tra i 16 e i 44 anni è il femminicidio. In modo simile al resto d’Europa, inoltre, anche in Italia la violenza maschile che colpisce le donne “in quanto donne” si consuma per l’82% tra le pareti di casa e solo il 12-14% di queste violenze viene denunciato proprio in ragione della loro prevalenza nell’ambito di relazioni familiari e affettive. Lo hanno ricordato alcuni Ordini del Giorno presentati dal Partito Democratico nei Consigli comunali dell’Emilia-Romagna sul tema serissimo innescato dalla scomparsa di Saman, per fare chiarezza rispetto a posizioni ideologiche e pregiudizievoli che stanno diffondendo solo odio, per assumersi pienamente la propria parte di responsabilità ed esprimere precise richieste agli altri livelli istituzionali.

Ciò mentre le ricerche di Saman Abbas proseguono in un quadro inquirente ancora in evoluzione ma che purtroppo non lascia spazio a dubbi: confermata nella sua brutalità dalla testimonianza del fratello, è stata commessa una gravissima violazione dei diritti umani in ambito familiare, sfociata in femminicidio, che ha colpito una ragazza sin dalla sua minore età coartandola ad un matrimonio precoce, sottraendole diritti fondamentali della persona, negandole la soggettività.

La vicenda della diciottenne pakistana Saman ha fortemente scosso l’opinione pubblica in tutto il Paese, non soltanto le cittadine e i cittadini di Novellara dove viveva, Comune che peraltro ha una lunga ed esemplare tradizione di politiche di accoglienza, inclusione e mediazione culturale e che, insieme ai Servizi e alle forze dell’ordine, ha usato tutti gli strumenti possibili per sostenere l’autodeterminazione della ragazza. Il contesto nel quale la vicenda si è consumata disvela i tratti più feroci di un patriarcato che attraversa popoli e nazioni. La realtà è che tale cultura del possesso si ravvisa in sacche tradizionaliste presenti in culture o etnie diverse e prescinde dal credo religioso, dalla condizione economica e sociale di appartenenza. Per essere scardinata, richiede dunque di mettere in campo una pluralità di strumenti a loro volta culturali nonché sociali di integrazione, inclusione e legalità in capo alle istituzioni pubbliche in primis e alla società tutta.

Le nostre Comunità locali, a cominciare da Novellara che per prima ha approvato un suo Ordine del Giorno, riconoscono come la Regione Emilia-Romagna abbia contribuito a qualificare una rete e un sistema di servizi fatto di Centri antiviolenza, terzo settore, agenzie educative e Servizi sui territori, confluito nel 2014 nella disciplina della legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere, che favorisce l’assunzione di tutte le misure utili al contrasto dei matrimoni forzati quale violazione dei diritti umani, nonché dei fenomeni di mutilazioni genitali femminili o legati alla tratta o sfruttamento lesivi dell’inviolabilità dei diritti fondamentali della persona.

Alle istituzioni nazionali il Comune di Novellara chiede di promuovere una campagna informativa e formativa che coinvolga le scuole, i servizi sociosanitari e le forze dell’ordine e si avvalga delle associazioni che da anni lavorano sui temi delle discriminazioni e violenze con approccio interculturale, nonché la costituzione di un osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne che contempli i fenomeni dei matrimoni forzati o precoci, tratta delle persone e mutilazioni genitali femminili. Ma anche la Regione Emilia-Romagna viene sollecitata, prima di tutto a inserire nel nuovo Piano regionale contro la violenza di genere azioni specifiche e risorse mirate a sostegno degli Enti locali per prevenire e contrastare fenomeni di segregazione e coartazione della volontà in ambito familiare, anche attraverso profili di sostegno psicologico e di mediazione culturale.

Tutti, ad ogni livello, devono fare la propria parte per evitare situazioni di segregazione e isolamento forzato di ragazze e donne, per rendere esigibili diritti e libertà fondamentali della persona costituzionalmente garantiti.