L’Europa ma soprattutto la nostra capacità di innovazione sociale e transizione digitale ed ecologica alla prova del Recovery Plan sono state al centro dei lavori dell’Assemblea dell’Emilia-Romagna con la Sessione europea 2021, a cui ha partecipato anche Massimo Gaudina, Rappresentanza in Italia della Commissione europea, per focalizzare gli impegni comuni.

Sono intervenuta per descrivere il nostro contributo alla Risoluzione, poi approvata, recante gli “Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell’Unione Europea”, in particolare per ribadire l’impegno della Regione a realizzare una piattaforma di diritti e opportunità esigibili, per l’inclusione e quella resilienza sociale che la crisi pandemica ci ha disvelato come necessaria. Con politiche di investimento, incentivo ed equità misurabili e trasversali ai settori possiamo davvero fondare un Women New Deal e un nuovo Umanesimo per le giovani generazioni.

Ci batteremo ogni giorno affinché gli obiettivi e gli indirizzi europei trovino concretezza in Emilia-Romagna e nel Paese e si traducano in lavoro di qualità per le donne e le ragazze, in salute e nel superamento di violenze e discriminazioni. Di seguito il mio intervento in Aula:

2930 – Relazione per la Sessione Europea dell’Assemblea legislativa per l’anno 2021, ai sensi dell’art. 5 della L.R. n. 16/2008.

3328 – Risoluzione recante: “Sessione Europea 2021. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell’Unione Europea”. (06 05 21)

Grazie Presidente.

Vorrei esprimere la mia personale soddisfazione per la ricchezza degli spunti raccolti dai portatori di interesse e dall’operoso e convergente lavoro nelle Commissioni assembleari, che ci ha consentito di spaziare nelle sollecitazioni politiche e nelle proposte operative.

Tra gli aspetti che il Partito Democratico vuole sottolineare nell’ambito dell’articolato svolgimento della Sessione europea, dei temi trattati e della sintesi costituita dalla Risoluzione in discussione, vi sono senz’altro quelli relativi alla disuguaglianza di genere e all’urgenza di mettere finalmente a sistema una strategia inclusiva che enfatizzi e consolidi gli sforzi per una società più giusta in Emilia-Romagna come nel Paese.

Un’urgenza acuita dalla crisi pandemica e dall’occasione epocale di intercettare strumenti e risorse inedite di innovazione per fondare una stagione di sviluppo coniugato ad un moderno umanesimo paritario. Partecipando ogni anno alla formazione degli obiettivi e programmi della UE, tutti noi eletti ed elette dell’Assemblea legislativa orientiamo il lavoro presente e futuro della Regione in modo da renderlo non solo coerente con il quadro comunitario, ma più incisivo ed efficace per una piattaforma non solo dichiarata di opportunità, ma agita e resa sempre più esigibile in nome della concretezza che ci contraddistingue.

La prima sfida che ci compete in tal senso è contenuta nella strategia dell’Unione per la parità di genere e nella strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTI 2020-2025 e si connette agli impegni da attuare per la parità tra donne e uomini -e più in generale politiche antidiscriminatorie- che abbiamo assunto con normative avanzate, a partire dalla legge quadro 6/2014 per la parità e dalla legge 15/2019 per il contrasto a violenze e discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o identità di genere.

I temi su cui ci siamo espressi vanno dunque dai diritti esigibili, all’appropriatezza dell’approccio di salute che implica una decisa accelerazione sulla medicina di genere; dalla rete di prevenzione e contrasto della violenza maschile sulle donne, al rafforzamento dei servizi di protezione dell’infanzia, sino ai diritti e doveri di integrazione delle persone immigrate. Il Piano d’azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali trova anche in questa Risoluzione 2021 una puntuale e avanzata declinazione a livello territoriale. Di particolare rilevanza in questo periodo ancora segnato dall’emergenza epidemica e sociale, sono tutte le azioni in grado di intercettare le risorse del Recovery Plan su una linea di sviluppo che colmi i gap divenuti insostenibili e aumenti, ora e in prospettiva, la resilienza sociale. Tradotto, per quanto ci riguarda: accesso paritario alle tecnologie digitali e alla formazione di qualità, sostenendo progettualità di contrasto agli stereotipi di genere e di avvicinamento delle ragazze alle materie STEAM, anche attraverso bandi e una forte interazione coi gruppi sociali e associativi impegnati sul punto. Abbiamo posto l’accento sull’orientamento delle ragazze verso discipline STEAM per aumentare le chances di un futuro più prospero, a fronte di previsioni di un netto impoverimento femminile se non cambierà qualcosa nella qualità dell’occupazione femminile oltre che nella quantità di donne occupate.

Ampio spazio nell’ambito della programmazione europea deve essere destinato a temi ed obiettivi innovativi e strategici quali il Women New Deal che attraversa le linee d’impegno politico e istituzionale dell’esecutivo col pieno supporto della maggioranza, con politiche di contrasto alle disparità, in particolare occupazionali tra donne e uomini rese più acute dalla crisi Covid, a partire dall’implementazione del fondo a sostegno dell’imprenditoria femminile istituito in Bilancio.

E poi gli obiettivi di empowerment femminile condivisi dalla società regionale nel Patto per il lavoro e per il clima, da realizzare con azioni coerenti per ridurre i divari tra donne e uomini in termini di carriere, retribuzioni, oneri della cura. Non da ultimo il rafforzamento del sistema di protezione e contrasto della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro come ci impone la ratifica del Parlamento italiano della Convenzione OIL n. 190, in quanto le discriminazioni agite negli ambiti lavorativi sono incompatibili con lo sviluppo equo e sostenibile a cui tendiamo. Su questo la nostra Regione non può arretrare, l’attuazione della Convenzione OIL sta anche sulle nostre spalle per quanto di competenza e l’imminente Piano regionale contro la violenza sulle donne potrà essere l’occasione per individuare le azioni di sistema di cui farci carico in modo concreto e in piena sintonia con l’impegno del mondo del lavoro.

Quelle che nella Risoluzione leghiamo agli indirizzi, piani e direttive della UE sono nel complesso politiche necessarie ad estendere e rafforzare diritti che oggi sono a rischio o negati. Ci guida l’ambizione di rimettere al centro le persone e includere le componenti della società sino ad ora tenute ai margini, colmando gap generazionali e di genere attraverso un investimento organico sul “capitale umano” nell’epoca della digitalizzazione. Ogni obiettivo individuato dovrà essere perseguito con azioni integrate e trasversali, misurabili e valutabili nell’impatto, sulla linea di intersezionalità adottata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma ancora di più delle valutazioni d’impatto di genere ex ante.

Questo per dire in sintesi che i destini dell’Europa e delle democrazie in generale non possono essere scissi dalla condizione delle donne, dall’equità situazionale, dall’uguaglianza di genere. Questo vogliamo. Per questo ci battiamo e ci batteremo in ogni virgola, in ogni azione.

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