(11 marzo 2021) Condanniamo il comportamento di società sportive, come la Pordenone Volley, che arrivano a citare le proprie atlete per danni dopo aver loro sottratto il lavoro e lo stipendio quando rimangono incinte. Nessuna donna oggi, come la pallavolista Lara Lugli, vorrebbe diventare emblema della lotta alle diseguaglianze e discriminazioni di genere. Eppure, la loro battaglia per la libertà e la rivendicazione di diritti costituzionalmente garantiti diventa simbolo e sprone per cambiare un sistema anche sportivo profondamente iniquo.

QUI il testo della lettera che ho inviato alla Ministra PP.OO. Elena Bonetti, al presidente CONI Giovanni Malagò e alla Consigliera nazionale di Parità (competente per le discriminazioni sul lavoro) Franca Cipriani, a nome del coordinamento nazionale delle Commissioni Pari opportunità di Regioni e Province Autonome. Per chiedere con urgenza l’applicazione del professionismo femminile nello Sport, l’estensione alle donne di tutti i diritti e tutele contrattuali di cui godono gli uomini, l’impegno per un sostegno concreto alla maternità delle atlete. Perché è inconcepibile, oltre la vergogna, che nel 2021 rimanere incinta sia considerata una colpa. Nessuna donna, non solo in ambito sportivo, deve essere mai più costretta a scegliere tra il lavoro e i figli ed essere penalizzata per il fatto di essere donna.