(18 febbraio) Teniamo accesa l’attenzione su quanto sta accadendo alle porte dell’Europa dove migliaia di persone, molte donne e bambini, si trovano ancora oggi dopo mesi in condizioni disumane, esposti al gelo, alla neve, alle violenze dei respingimenti.

Dopo aver già sollevato il tema a gennaio con un’Interrogazione, oggi abbiamo approvato una Risoluzione di maggioranza (vedi il testo riportato sotto) che chiede un aiuto concreto ai profughi della rotta balcanica respinti e fermati in campi fatiscenti sul confine della Bosnia. La nostra Regione può davvero fare la sua parte, sollecitando il Governo per il riconoscimento europeo del campo di Lipa e per sostenere lo sforzo delle ONG, attivando un coordinamento tra i Comuni emiliano-romagnoli gemellati con Comuni dell’area bosniaca e croata e le Organizzazioni Umanitarie attive nella zona. Ci sono interventi urgenti da rafforzare, per salvare quelle vite.

I diritti umani non hanno confini, l’immigrazione e i movimenti migratori sono un dato di fatto che deve essere compreso e gestito, non secondo le logiche dei singoli Paesi, ma coralmente. È ora di superare le contrapposizioni ideologiche per una Europa più giusta, più umana ma soprattutto più unita. Perché “non c’è sovranità nella solitudine”, come ha sottolineato in Parlamento il Presidente Mario Draghi.

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Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il riconoscimento del campo profughi improvvisato presso Lipa (Bosnia-Erzegovina) come emergenza umanitaria su cui convogliare gli sforzi delle Organizzazioni Non Governative in grado di fornire assistenza alle persone. (08 02 21) A firma dei Consiglieri: Amico, Taruffi, Costi, Pigoni, Zappaterra, Mori, Montalti, Rossi, Zamboni, Fabbri, Costa, Caliandro, Rontini, Pillati, Mumolo, Tarasconi, Daffada’, Marchetti Francesca, Paruolo, Bulbi, Bondavalli, Sabattini

L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE

Premesso che

Stiamo assistendo in queste ultime settimane al dramma di quasi 3.000 persone (giovani, donne, anziani, bambini) che dormono in edifici abbandonati e campi improvvisati nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina con casi di congelamento, ipotermia e altri gravi problemi di salute;

A causa dell’emergenza sanitaria COVID 19 a metà agosto 2020, le autorità del Cantone di Una Sana hanno imposto misure molto restrittive in particolare nei confronti dei migranti a cui è stato vietato di muoversi all’interno del cantone, di utilizzare i mezzi pubblici e nel settembre 2020 è stato chiuso il centro di Bira,nella periferia della città di Bihac ed  una parte dei migranti è stata trasferita nel campo di Lipa;

L’Unione europea ha condannato le “azioni inaccettabili intraprese dalle autorità del cantone di Una-Sana, che ha trasferito con la forza rifugiati e migranti dal centro di accoglienza temporanea ‘Bira’ a Bihać fuori dal centro di emergenza di Lipa, che era già a pieno regime”;

la situazione è diventata drammatica nel dicembre 2020 quando l’OIM ha deciso di lasciare il centro Lipa perché non adatto ad ospitare persone durante l’inverno;

Più di 1.000 migranti erano ospitati nel fatiscente campo di Lipa, poi devastato da un incendio. Detto campo è stato chiuso dalle autorità bosniache, mentre si sono aggiunti altri 2.000 profughi della rotta balcanica, provenienti principalmente da Siria e Pakistan, che da tempo cercano di passare la frontiera e proseguire il viaggio verso l ‘Europa occidentale;

le ONG italiane operanti da tempo sul territorio, Caritas e ACLI, riportano come la popolazione residente sia fortemente ostile ai migranti e che, oltre al campo provvisorio di cui sopra, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) gestisca altri campi nella zona che ospitano altre 8.000 persone circa;

le medesime ONG riportano come nell’intera area dei Balcani siano presenti circa 80.000 persone sparse nei vari paesi in attesa di arrivare in UE;

La Bosnia – Erzegovina ha fatto domanda di adesione alla UE nel febbraio 2016. All’interno dell’Unione europea vi sono due principali linee politiche e d’azione in materia di diritti umani. La prima è la tutela dei diritti umani fondamentali dei cittadini dell’UE, mentre la seconda è la promozione dei diritti umani in tutto il mondo, questo comporta che la Bosnia-Erzegovina, in attesa di essere accettata all’interno della Unione Europea, deve assicurare il rispetto di questi principi.

I campi come Lipa “non sono fatti per risolvere la situazione delle migrazioni irregolari, ma per essere certi che i migranti siano trattati umanamente, e per fare in modo che la pressione sulla popolazione locale sia la minore possibile”, sottolinea Van der Auweraert di OIM;

Ci sono intere famiglie con bambini piccoli che vivono in case abbandonate o nei boschi, all’addiaccio.

Verificato che

l‘Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione ha esortato la Bosnia a trovare in tempi brevi soluzioni alternative;

al Ministero degli Affari Esteri Italiano, da parte delle Organizzazioni Non Governative, è arrivata la sollecitazione di riconoscere l’emergenza di cui sopra e soprattutto di riconoscere il campo improvvisato come un’emergenza a cui provvedere con interventi simili a quanto accade in altre aree del mondo (Libano e altre aree del Medioriente)

Valutato che

tutto questo sta nuovamente accadendo ai confini dell’Unione Europea che si è costituita proprio per la tutela e la promozione dei diritti umani fondamentali dei propri cittadini, ma anche per la promozione dei diritti umani in tutto il mondo;

Considerato inoltre che non si può ignorare che l’annoso problema dell’immigrazione rimarrà ingestibile senza che si rimetta mano alla revisione delle normative attuali in materia di immigrazione e la creazione di un sistema di accoglienza stabile per non doversi sempre ridurre a gestire la migrazione come una vicenda di emergenza;

Impegna la Giunta regionale per quanto di competenza

A sollecitare il riconoscimento del campo profughi improvvisato presso Lipa (Bosnia-Eregovina) come emergenza umanitaria su cui convogliare gli sforzi delle Organizzazioni Non Governative in grado di fornire assistenza alle persone;

A promuovere, anche in virtù del ruolo riconosciuto alla Presidenza dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE/CEMR), un lavoro di sensibilizzazione al problema, tenuto conto che diversi comuni emiliano-romagnoli risultano gemellati con altrettanti comuni bosniaci (Tusla, Bihać, etc.);

A istituire un coordinamento degli EE LL della Regione che hanno partenariati/gemellaggi in essere con i luoghi interessati per realizzare un intervento di emergenza a carattere di aiuto umanitario con il coinvolgimento delle Protezioni Civili della Regione e delle ONG presenti da tempo in Bosnia-Erzegovina per prevedere interventi di aiuto immediati presso i campi profughi interessati.

A trasmettere ai Presidenti della Camera e del Senato, nonché al Ministero del Esteri, la presente risoluzione per sollecitare il governo ad inviare aiuti alle persone e a promuovere a livello europeo ed internazionale soluzioni strutturali efficaci in tema migrazione che prevengano l’insorgere di codeste situazioni inaccettabili.

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