(16 ottobre) Ho preso parte ad un convegno, patrocinato dalla Regione, che ha affrontato il tema della depressione con istituzioni e professionisti. Tappa emiliano-romagnola del percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere), che sta presentando su tutto il territorio focus e proposte per ‘Uscire dall’ombra della depressione’, il confronto ha messo in luce le dimensioni e le necessità sociosanitarie legate ad una malattia insidiosa e complessa, acuita oggi dalla pandemia ma, già da tempo, prima causa di disabilità nell’ambito della salute mentale. In tutto il mondo ne sono colpite le donne in misura doppia rispetto agli uomini.

In Emilia-Romagna si stima che ci siano circa 85.000 persone che soffrono di depressione maggiore (la forma piu’ grave), di cui solo la metà viene diagnosticata e trattata. Secondo lo studio epidemiologico italiano Dory, inoltre, circa 11.000 pazienti con depressione maggiore non risponderebbero ai trattamenti. Come ha sottolineato il Prof. Marchesi, docente di Psichiatria all’Università di Parma, maggiore è la gravità dell’episodio depressivo e maggiore la sua durata, maggiori saranno le conseguenze per la persona, con perdita della normale interazione sociale, lavorativa e familiare e con gravi rischi per la sua vita. Essenziale è la consapevolezza e la precocità della diagnosi. E’ chiaro dunque che il sistema pubblico va rafforzato per molti aspetti e, fra questi, deve prevedere e coprire i costi diretti sanitari quanto i costi indiretti, previdenziali, sapendo che sono destinati ad aumentare a causa del forte disagio psicologico provocato dal Covid.

Su tutto, il tema del trattamento della salute mentale e del disagio psichico va considerato nella prospettiva degli impatti familiari e sociali oltre che per salvaguardare la qualità di vita dei singoli. La Regione Emilia-Romagna ha finanziato con 7 milioni di euro la legge regionale sul caregiver familiare e ha recentemente stanziato 38 milioni di euro per rafforzare i servizi territoriali che prendono in carico le persone affette da disturbi e patologie psichiatriche, nell’ambito di un più ampio investimento su tutte le strutture sociosanitarie di prossimità. La depressione, in particolare, proprio per la dimensione sociale che la connota, va intercettata per tempo, richiede trattamenti sempre più personalizzati, una presa in carico continuativa e integrata coi bisogni delle famiglie. Prevenzione e appropriatezza della cura, con approccio di genere, sono le vere sfide che la Sanità pubblica e universalistica deve affrontare, senza lasciare nessuno indietro neppure in questo tempo di crisi.