(Bologna, 28 maggio) In Commissione Parità e Diritti delle Persone, il Garante regionale delle persone private della libertà personale Marcello Marighelli ha reso una opportuna, interessante informativa sull’emergenza Covid 19. Una situazione difficile, quella nelle carceri dell’Emilia-Romagna e del Paese, resa più complicata da sovraffollamento e carenza di personale. Le rivolte dell’8 e 9 marzo hanno scritto una pagina drammatica che ha fortemente scosso operatrici e operatori. Il sistema regionale ha retto bene per le competenze sanitarie proprie, ma sussistono criticità di edilizia carceraria che non consentono prevenzione e distanziamento adeguato. La detenzione di donne con bambini in ambienti non consoni completa un quadro di gravità ineludibile. Il nostro compito sarà supportare le istanze del nostro Garante e cercare di impegnare con atti politici anche i nostri rappresentanti in Parlamento. In questo ambito faremo la nostra parte per i bambini costretti a situazioni di reclusione, ci attiveremo con le nostre prerogative per fare la differenza. Perché “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” [Fëdor Dostoevskij].

Entrando nel merito dell’informativa, il Garante ha spiegato come il sovraffollamento impedisca di dare dignità ai detenuti: “c’è grande carenza di spazi per il pernottamento, ma anche per le attività lavorative e per quelle di rieducazione. Nella nostra regione infatti sono detenute molte persone che non hanno un legame con la regione, quindi diventa difficile il reinserimento sociale”. Per quanto riguarda i numeri, prima dell’emergenza si registravano quasi 4 mila detenuti rispetto a una capienza regolamentare inferiore a 3 mila posti, poi gradualmente questa presenza si è ridotta soprattutto a causa della necessità di provvedere a importanti trasferimenti (in totale 457) a causa dei disordini e delle rivolte provocate nelle carceri di Modena, Bologna e Reggio Emilia. Ma se anche le persone detenute sono diminuite, i problemi ancora ci sono: ci sono 177 persone in più nel carcere di Bologna, 105 a Ferrara, 99 a Reggio Emilia e 79 a Piacenza”.

Un’altra criticità è rappresentata dalla detenzione delle donne. “A Modena si registrava la presenza di 41 donne, poi la struttura è stata completamente evacuata, le donne sono state trasferite principalmente a Trento. Attualmente la situazione di Forlì è tornata alla normalità con 13 presenze, ma ce ne sono state anche 25, a Bologna adesso ci sono 68 donne ma ce sono state anche 80. Per prima cosa- ha spiegato Marighelli- abbiamo cercato di verificare che non fossero presenti nelle carceri donne con bambini in questa fase emergenziale, perché la presenza di bambini nelle carceri è un problema serio nella nostra regione, colgo l’occasione per segnalare nuovamente questo problema. Nel 2019, nella nostra regione, sono stati 15 i neonati presenti, rimasti diversi giorni nelle nostre carceri nonostante non siamo dotati dell’istituto a custodia attenuata per madri detenute, di casa-famiglia protetta o della sezione penitenziaria nido”. Dopo le rivolte nelle carceri, “l’11 marzo- ha rimarcato il garante- ho visitato la casa circondariale di Modena. La rivolta era appena terminata e ho trovato una situazione incredibile, gli edifici erano danneggiati dal fuoco, gli arredi e gli impianti elettrici erano distrutti, sia nel nuovo che nel vecchio padiglione”. Rispetto alla crisi degli spazi, “è stato importante il provvedimento del governo dentro il Cura italia, che non ha consentito di fare uscire i colpevoli di gravi reati, ma è intervenuto sulla legge già esistente, che permette di far scontare nel proprio domicilio gli ultimi 18 mesi della pena, purché non siano condanne per gravi reati”. Per quanto riguarda la tecnologia è ormai ‘entrata’ dentro il carcere e non uscirà più.