(Ravenna, 7-8 settembre) Ultime intense giornate alla Festa nazionale del Partito Democratico, dove ho dato ancora una mano al punto di ascolto del Gruppo regionale e per la campagna #avantitutte di adesione alla nuova conferenza delle donne democratiche. L’intervento di chiusura di Nicola Zingaretti (QUI una sintesi) ha intercettato tante speranze, energie e anche timori, che potremo superare soltanto imprimendo una svolta politica e culturale… attraverso l’azione competente di Governo sì, ma non secondariamente nella società, promuovendo la partecipazione attorno a una visione più equa, egualitaria, sostenibile, lungimirante, dello sviluppo e della convivenza. Spunti importanti sono venuti anche dai dibattiti delle ultime ore, ad esempio quello con il neo Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che ha dialogato con Aboubakar Soumahoro sul tema “umanità in rivolta”, per approfondire tutti gli aspetti della lotta per la dignità del e nel lavoro.

Di grande attualità l’iniziativa organizzata dalle Donne Democratiche sul linguaggio d’odio (“Hate speech: chi odia avvelena anche te”) durante il quale si è espressa solidarietà a tutte le donne vittime di odio sessista, partendo dalle recentissime vicende che hanno coinvolto le Ministre Teresa Bellanova e Paola De Micheli, allargando l’analisi al caso di Carola Rackete e al fiume di stereotipi usati ad arte per istigare violenza. Donne, soprattutto donne, che fuori e dentro il web sono gli oggetti principali di attacchi, speculazione politica, sottocultura machista e patriarcale, delle frustrazioni degli odiatori seriali. Un pensiero va a Elisa Pomarelli, ritrovata dopo giorni sepolta sotto l’ennesima criminale neutralizzazione della libertà femminile. Si, perché la violenza sulle donne è una questione di libertà per tutte e per tutti. Il nuovo Governo e il Partito Democratico dovranno fare la differenza su questo tema senza se e senza ma.

Presenti Jacopo Iacoboni, Anna Rossomando, Maria Elena Boschi, Daniele Cinà e Salvatore Tesoriero, Letizia Magnani a moderare il confronto, si è detto che l’odio genera altro odio, ma non solo. L’odio genera profitto e soprattutto consenso. La Bestia (il nome che lo spin-doctor digitale di Matteo Salvini ha dato al software utilizzato per la comunicazione social della Lega) è una équipe di 15 persone che “inquinano i pozzi” con veleno diffamatorio. Dal 2011 sono stati pubblicati oltre 14mila post contro i migranti, moltiplicati dai social. Una ossessione pericolosa che penetra le coscienze e quando esce da internet, può anche uccidere. Non è accettabile, non dovrà più accadere, che tale spirale di violenza si attivi all’interno delle istituzioni.