(Gattatico, 8 marzo) Sono 12.398 in Emilia-Romagna (dati Unioncamere) le imprese agricole guidate da donne mentre se ne contano 216mila in tutta Italia. Un grande valore all’interno del mondo produttivo che non è dato solo dal numero delle titolari, ma anche dalla capacità di innovazione delle imprenditrici, che hanno saputo cogliere le opportunità offerte dalla multifunzionalità per le aziende agricole in ambito economico, ambientale e sociale. Lo ha spiegato la presidente di “Donne in Campo E-R”, associazione Cia-Agricoltori Italiani, Luana Tampieri, in occasione dell’evento dal titolo “Donne in agricoltura dal dopoguerra ad oggi”, a cui ho partecipato anche in rappresentanza dell’Assemblea regionale. Gli interventi al convegno, che è stato ospitato dall’Istituto Cervi e introdotto dalla presidente Albertina Soliani, hanno ben motivato il ruolo da protagonista della donna agricoltrice oggi, ruolo che dovrebbe esserle riconosciuto anche nei luoghi decisionali e politici.

L’assessora all’agricoltura della Regione, Simona Caselli, ha rafforzato il concetto anche con altri dati. Puntando su coltivazioni nuove di qualità, educazione alimentare ed ambientale, gli agri-asilo, le fattorie didattiche, agriturismi ed i percorsi rurali di pet-terapy, l’agricoltura “al femminile” in Emilia-Romagna ha registrato un aumento del 12,6% di donne occupate nel settore agroalimentare con le lavoratrici autonome che passano dal 22% nel 2010 al 30% nel 2018. Questo “ritorno alla terra” interessa anche le più giovani visto che in Emilia-Romagna si registra un aumento delle imprese femminili under 35 che passano dalle 418 del 2013 alle 511 dello scorso anno con un aumento dell’8% in un anno e del 22% in cinque anni contro il 4% del dato nazionale. La nostra Regione fa la sua parte, con 58 milioni sul PSR messi fino ad ora a disposizione delle aziende agricole femminili e con iniziative per facilitare l’impegno delle donne in questo settore, rimuovendo gli ostacoli, anche culturali, che ne impediscono una piena valorizzazione.