(15 gennaio) L’impegno a rendere il mondo migliore non è affare di qualcuno ma una responsabilità collettiva. Il prestigio del Calcio italiano e il talento dei nostri atleti sono un patrimonio che ci appartiene e del quale siamo orgogliosi. Ecco perché la scelta di mettere tutto questo a servizio di uno Stato illiberale e un regime autoritario come l’Arabia Saudita, giocando la finale di Supercoppa italiana a Gedda, meritava un approccio meno superficiale e mercificatorio, con necessari contrappesi che ci facessero cogliere l’opportunità di sostenere i diritti umani negati, soprattutto alle donne. Business is business hanno detto i solidissimi e illuminati esponenti di Federcalcio e Legacalcio. Beati stolti! Come Conferenza nazionale delle Commissioni regionali di pari opportunità abbiamo voluto mettere un punto, in modo tale che quando ci si chiederà da che parte eravamo, si sappia che noi eravamo dalla parte giusta. Ecco la lettera inviata al presidente della Federazione Gioco Calcio Gabriele Gravina e che ho fatto avere per conoscenza al vertice di Lega Serie A, al sottosegretario con delega allo sport Giorgetti, all’Associazione italiana Calciatori.

Egregio Presidente, lo sport è uno straordinario veicolo di integrazione e riscatto. Chi pratica sport in particolare professionistico, chi promuove e gestisce la potente macchina dello sport competitivo, chi guida uno sport dalla rilevanza mondiale come il Calcio, ha una grande responsabilità che prescinde dall’organizzazione materiale e lucrativa di eventi d’intrattenimento. È la responsabilità sociale che ammanta l’iniziativa e l’attività delle organizzazioni e delle imprese di qualsiasi natura nelle democrazie di tutto il mondo, contribuendo allo sviluppo sostenibile del Pianeta. Una mission non banale che rende ogni decisione esemplare, nel bene e nel male.

Perciò la scelta della Federazione Italiana Giuoco Calcio di giocare la finale di Supercoppa italiana a Gedda in Arabia Saudita, senza alcuna riflessione collaterale di opportunità se non tardiva e spintaneamente provocata dalle numerose reazioni sdegnate di organizzazioni, associazioni e personalità attive sui diritti umani, risulta inadeguata e criticabile. La Conferenza nazionale delle Presidenti delle Commissioni pari opportunità di Regioni e Province Autonome si associa alle riflessioni che sottolineano l’urgenza di consapevolezza e responsabilità nell’assumere decisioni che espongono l’intero Paese a critiche di superficialità e mercificazione dei diritti umani a meri fini lucrativi.

L’impegno a rendere il mondo migliore non è affare di qualcuno, ma impegno di tutti. La sottoscrizione negoziale di un accordo con uno Stato illiberale e un regime autoritario che non rispetta i diritti umani e in particolare la libertà delle donne, meritava e merita un plus di riflessione e di istruttoria per fare di questa trasferta almeno un’occasione di sostegno al cambiamento, per tutte le donne saudite in cammino verso l’emancipazione contro segregazione, intolleranza, violenza. Il prestigio del Calcio italiano e il talento dei nostri atleti sono un patrimonio che va oltre la monetizzazione di una prestazione e che appartiene a tutti e tutte noi che ne siamo orgogliosi. Per queste ragioni invitiamo a comprendere quanta aridità e miopia vi sia nell’eludere o ignorare il potere dello Sport e del Calcio, quando se ne offre l’occasione, di orientare positivamente i cambiamenti sociali e culturali nel segno della fratellanza e sorellanza contro tutte le discriminazioni. Nel considerare ormai inevitabile l’adempimento di un obbligo contrattuale, carico di tutte le contraddizioni di cui si è detto, invitiamo ad assumere con sempre maggiore lucidità di analisi e necessari contrappesi decisioni così significative, che imprimono ferite profonde alla vostra e nostra reputazione.

Distinti saluti. La coordinatrice nazionale Roberta Mori

Bologna, 15 gennaio 2019