(Reggio Emilia, 10 marzo) Nella sede provinciale della Cisl ho partecipato ad una iniziativa del Forum Italo-Marocchino di Solidarietà ed Immigrazione, su invito del presidente Abdelmoula Basraoui. Quella emiliana-marocchina è una comunità operosa e ben integrata che conosco da tempo, tra l’altro la seconda per dimensione dopo i Rumeni tra gli stranieri residenti in Emilia-Romagna (che sono in tutto 531.028, pari all’11,9% della popolazione regionale). Nell’alveo dell’immigrazione extracomunitaria risulta anche la comunità più coesa e soprattutto attiva, che partecipa alla vita civile, culturale e lavorativa del proprio “secondo Paese” con un orgoglio consapevole e nell’ottica del rispetto, dello scambio culturale, del contributo allo sviluppo multilaterale africano-europeo. E in questo impegno le donne marocchine giocano un ruolo davvero importante.

Non a caso in prossimità della Giornata internazionale della Donna il Forum di Solidarietà Italo-Marocchino ha promosso questa riflessione sul “Ruolo della donna straniera in Italia e in Emilia-Romagna quale motore di integrazione sociale e culturale”. Occasione per valorizzare storie di lavoratrici, piccole imprenditrici e madri di famiglia che assumono su di sé l’ulteriore compito di informare le rispettive comunità in materia di diritti e servizi, doveri e opportunità. Occasione anche per rinsaldare un patto importante tra Istituzioni e persone immigrate, le quali attraverso un diffuso associazionismo democratico, non solo di autotutela, desiderano sempre più partecipare alla progettazione sociale sul territorio. Un contributo, quello della cittadinanza immigrata al welfare, che la Regione ha introdotto nel nuovo Piano sociale e sanitario, riconoscendone il valore coesivo per il nostro futuro.