QuattroCastella_LidiaValeriani_2017(Quattro Castella, 25 aprile) “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” diceva Primo Levi. Non vi è nulla di retorico nel commemorare i nostri caduti e celebrare la Liberazione dal nazifascismo. Nei confronti della Memoria abbiamo una grande responsabilità… quella di trasmetterla con verità, di tramandarla alle nuove generazioni, di nutrirla con speranza e futuro. La Resistenza offre ai ragazzi e alle ragazze una grande lezione di vita: lottare per i propri ideali e scegliere da che parte stare, e non perché è conveniente, non perché è comodo, non perché è meglio… ma semplicemente perché è giusto. Riporto di seguito il mio intervento ringraziando l’ANPI dell’incessante impegno e il Sindaco Andrea Tagliavini per aver dedicato questa giornata alle donne Resistenti e a tutte le donne che lottano ogni giorno! Con un pensiero a Lidia Valeriani partigiana Aurora, medaglia d’argento al valor militare, di cui abbiamo onorato l’esempio con l’intitolazione di una via pubblica a Roncolo.

QuattroCastella_25aprile2017Un saluto riconoscente alle Autorità presenti, al Sindaco Tagliavini e ai rappresentanti del Comune di Quattro Castella, alle Associazioni Partigiane, degli ex combattenti e antifasciste. Un saluto riconoscente a tutte e tutti voi intervenuti in questa Giornata di festa della Libertà e della Democrazia, nella quale le emozioni dei ricordi e delle speranze si intrecciano come in nessun’altra occasione. Grazie perché la vostra presenza è già una testimonianza di partecipazione democratica. La Memoria tiene unite le comunità, mantiene viva la coscienza civile e sociale dei popoli, illumina la nostra visione di futuro. Non vi è nulla di retorico nel commemorare i nostri caduti ed al contempo celebrare la conquistata libertà. Perché la Memoria è identità e assieme progetto, perché solo sapendo chi siamo stati possiamo trovare la direzione e proseguire il cammino sulla strada della democrazia e della pace. Ognuno e insieme.

Nella Memoria Resistenziale troviamo i valori che nutrono il presente e la nostra volontà di non disperderli. “Nei confronti della memoria abbiamo una responsabilità a cui non possiamo sottrarci perché ne va del destino delle generazioni future. La memoria è progetto per l’edificazione delle strutture portanti della società” dice Moni Ovadia. Molti sono gli episodi drammatici, i sacrifici e le lotte di Resistenza che hanno segnato questo territorio. Anche quest’anno il 1° di marzo avete commemorato lo sciopero e gli scontri che nel 1944 ferirono la vostra comunità e portarono alla morte di Romeo Ghidoni.

A poca distanza, sull’Appennino, si sono verificati scontri sanguinosi, stragi di civili e violenze nazifasciste di inaudita ferocia in tutto quel tragico biennio 1944-1945 sino alla Liberazione. Penso dunque ai lutti delle nostre comunità, penso alle paure, alla fame e alle perdite, al contributo di sangue di tanti giovani che vollero partecipare alla lotta di popolo partigiana e di Resistenza agli oppressori. Quale, fra i tanti, il ventiquattrenne Guerrino Neviani, caduto per la lotta di Liberazione a Puianello. Ma penso anche alle tante famiglie e in particolare alle donne, mogli, sorelle, figlie di uomini lontani o caduti, che ospitarono e aiutarono attivamente i partigiani combattenti e i perseguitati nelle cosiddette Case di Latitanza, spesso vere e proprie basi logistiche.

Voglio ringraziare l’ANPI, le associazioni e l’Amministrazione comunale di Quattro Castella per la valorizzazione incessante dei Luoghi della Memoria e delle Persone che furono protagoniste di quella stagione terribile ed al contempo fondativa, per la promozione di una Memoria che è viva nella nostra Costituzione Repubblicana, nella Democrazia e nello stato di diritto che conosciamo. Una promozione che proprio a Quattro Castella, grazie a voi, è particolarmente attenta e attiva nei confronti dei più giovani, come testimoniano i tanti progetti di coinvolgimento delle scuole, che ad esempio ha visto studenti e studentesse commemorare i martiri della Bettola accanto agli innocenti trucidati a Sant’Anna di Stazzema. Anche questa è una lezione della Resistenza: non ci sono confini al ripudio delle guerre e all’indignazione verso le ingiustizie e la disumanità. Non ci sono confini alla determinazione di restare, sempre e comunque, umani.

Oggi, come allora, davanti ai drammi delle stragi e del terrorismo, di fronte ai venti di guerra, intolleranza e autoritarismo che lambiscono anche l’Europa, torna attuale   il rischio dell’oscuramento delle coscienze. Grande è il rischio dell’indifferenza, non solo rispetto ai drammi di altri popoli ma anche rispetto all’erosione dei nostri diritti, delle nostre conquiste sociali e democratiche. Ancora più grande però è il rischio di chiudersi, di ripiegarsi tra paure e pregiudizi … rispetto ai quali invece è necessario il coraggio e la generosità dei Giusti.

Oggi, come allora, assistiamo alla disperazione di persone che fuggono dalla morte e dalla fame. Non dimentichiamo mai che queste persone eravamo noi.

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, diceva Primo Levi. Ed è di fondamentale importanza rafforzare le attività di ricerca, di studio e divulgazione del nostro patrimonio memoriale. Va in questa direzione l’impegno della Regione Emilia-Romagna con la legge sulla Memoria del Novecento e con il finanziamento ai progetti territoriali, rinnovato proprio in questi giorni con il bando 2017. Politiche strutturali per promuovere la pedagogia della memoria che renda attuali i valori, il coraggio, il protagonismo dei nostri caduti a servizio di una formazione consapevole delle giovani generazioni.

Con l’approvazione della Legge sulla Memoria del Novecento, infatti, la Regione ha inteso comprendere le vicende nazionali e i fatti accaduti in Emilia-Romagna, dai primi anni del secolo passando per le due Guerra mondiali, il ventennio fascista, la Liberazione e la ricostruzione democratica del nostro Paese, la nascita della Costituzione fino ai drammi delle stragi e del terrorismo che purtroppo hanno colpito così duramente il nostro territorio. Ha inteso farlo in primo luogo promuovendo la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e politico dell’antifascismo e della Resistenza, che riconosce come valori fondamentali dell’ordinamento costituzionale, valorizzare dunque la memoria dei “Giusti fra le Nazioni”, i non ebrei che abbiano agito in modo eroico per salvare la vita anche di un solo ebreo, per il valore eccezionale del loro operato nell’opporsi, in particolare in Emilia-Romagna, a ogni tentativo di genocidio e crimine contro l’umanità. Ciò grazie al prezioso lavoro degli istituti storici, delle associazioni e dei luoghi della memoria. La legge pone l’accento in particolare sulla riscoperta narrativa e sostanziale del protagonismo femminile nella Resistenza e del ruolo delle donne nella conquista della libertà.

Avete dato i natali ad una delle donne più coraggiose e importanti della Resistenza e delle lotte per i diritti: Lidia Valeriani, la partigiana “Aurora”, decorata con la medaglia d’argento al valore militare per la sua attività di combattente negli anni della guerra. E proprio oggi, con l’intitolazione di una via di Roncolo a questa donna esemplare, avete fatto una scelta importante, un piccolo ma significativo passo verso il superamento di un’invisibilità che ha di fatto cancellato tante donne meritevoli dalle pagine della storia.

Solo secondo i documenti ufficiali, a lungo trascurati, trentacinquemila furono le partigiane italiane combattenti, ventimila le patriote, settantamila le donne iscritte nei gruppi di difesa. Ricordarle è un dovere. Lottare come fecero loro per un mondo migliore, è un dovere.

Ai ragazzi e alle ragazze di oggi, ad una generazione che per nostre responsabilità ha sempre più difficoltà a trovare punti di riferimento, la Resistenza offre la motivazione più forte. Quella di lottare per i propri ideali, di scegliere da che parte stare e non perché è conveniente, non perché è comodo, non perché è meglio… ma perché è giusto. La generazione della Resistenza al nazifascismo non prese scorciatoie ma affrontò la strada più impervia e i sacrifici che valori come la dignità, la libertà, la giustizia e l’uguaglianza richiedevano in quel momento storico. Non nascondiamoci di essere oggi dentro una sfida altrettanto epocale e che richiede, se pure con mezzi diversi, lo stesso determinato coraggio. Diceva Alfredo Reichlin, partigiano e dirigente della Sinistra italiana scomparso un mese fa: “il significato etico della politica si può ritrovare non in astratto, ma nell’asprezza della lotta e del fare.”

La dimensione minima con cui ci misuriamo è l’Europa. L’Europa dei diritti che tanti hanno sognato e per cui hanno perso la vita. L’Europa che solo insieme, solo dal basso e ancora una volta attraverso una mobilitazione popolare, ma soprattutto una mobilitazione delle volontà e delle coscienze, potremo consegnare alle future generazioni quale baluardo di diritti sociali, di pace e di democrazia ancora più forte e solida.

Ognuno di noi, dalle piccole scelte che compiamo ogni giorno, imprimiamo una direzione ai governi e al futuro che ci attende. Ognuno di noi, qualunque sia il posto che occupa nella comunità, può decidere se rafforzarla o sgretolarla. Nelle mani di ciascuno sta la scelta di andare verso un futuro di egoismi, odio razziale e intolleranza, oppure di coesione, rispetto dei diritti umani e libertà.

Usiamo bene, consapevolmente e con responsabilità, la libertà di scelta che ci è stata consegnata dai martiri e dai giusti della Lotta di Liberazione. Lottiamo per i diritti e la dignità di tutti perché come diceva Arrigo Boldrini, il grande Comandante Bulow, “Combattemmo per chi c’era, per chi non c’era … per chi era contro”.

E per concludere questo mio breve contributo mi permetto di usare i versi poetici attuali, crudi, feroci e bellissimi di Primo Levi che aprono il romanzo “Se questo è un uomo”.

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi alzandovi;

ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, breve testo in versi liberi che apre il romanzo “Se questo è un uomo”. La poesia si intitola “Shemà”, che significa “ascolta”)

E con questo monito, con questo appello …

W LA RESISTENZA! W IL 25 APRILE! W LA LIBERTA’!”