spot-le-parole-giuste-696x369(Bologna, 8 marzo) Esiste una forma giusta e una sbagliata nelle parole che usiamo per descrivere persone e situazioni che riguardano la sfera sia femminile che maschile? L’evoluzione della società e la consapevolezza delle donne hanno portato a riflettere sul linguaggio e a declinare un vocabolario più attento e rispettoso delle differenze di genere. E ciò senza tradire, ma anzi applicando, le regole della grammatica che contempla parole come sindaca, assessora, ma anche allenatrice, avvocata, muratrice. Queste ultime sono le professioni protagoniste del VIDEO “Le parole giuste” realizzato con la regia di Elisa Mereghetti, coprodotto dal Corecom e dall’associazione di giornaliste GiULiA a cui aderiscono le autrici dello storyboard, Mara Cinquepalmi e Beba Gabanelli. Lo abbiamo presentato alla stampa nella Giornata della Donna, con la presidente Giovanna Cosenza e l’assessora regionale alle pari opportunità Emma Petitti.

Bologna_confstampa_8mar17Nella convinzione che la forma sia sostanza e che i cambiamenti nel linguaggio producono effetti sul riconoscimento dei diritti e sulla cultura del rispetto, già dal 2014 la Regione Emilia-Romagna ha siglato il protocollo d’intesa su “Donne e media” assieme a Corecom, dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna, Ordine dei giornalisti, Fnsi, GiULiA e ad altri enti e istituzioni che si occupano di informazione. Come ha spiegato la presidente Cosenza, questo video è il primo prodotto di informazione realizzato nell’ambito del protocollo. Perché la parità di genere passa attraverso il linguaggio. Perché le diseguaglianze tra uomini e donne nel lavoro e nel trattamento economico, sono anche il frutto di pregiudizi e stereotipi culturali, veicolati dalle parole. Durante la presentazione ho richiamato la Legge quadro regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere, che riconosce come “la lingua rispecchia la cultura di una società e ne è una componente fortemente simbolica” e “l’uso generalizzato del maschile nel linguaggio è un potente strumento di neutralizzazione dell‘identità culturale e di genere che non permette un’adeguata rappresentazione di donne e uomini nella società”.

Crediamo insomma che le parole giuste costituiscano le premesse per una società più giusta e più equa. Così come le parole di odio creano odio, auspichiamo che invece quelle rispettose creino rispetto e riconoscimento. Gli strumenti culturali ed espressivi saranno uno dei temi trattati nella prossima Conferenza delle elette in Emilia-Romagna, convocata per lunedì 13 marzo in forma allargata a Parlamentari e associazioni. La stessa assessora Petitti, che parteciperà il 13 marzo, ha dichiarato che “questo video rappresenta un altro tassello nel grande mosaico delle politiche di parità che stiamo realizzando in questa Regione, a partire dalla Legge quadro sulla parità di genere (L.r. 6/2014), che è la prima e unica di questo tipo nel panorama delle Regioni italiane. Se è vero- ha aggiunto- che la realtà si fa strada anche grazie a norme che abbiamo voluto, come ad esempio la legge elettorale regionale con la doppia preferenza di genere, che ha notevolmente elevato il numero delle elette in Assemblea legislativa, anche la lingua si deve adeguare a questi cambiamenti”. In circa un minuto, la clip sintetizza il messaggio su un uso corretto delle parole, mettendo in scena tre coppie, uomo e donna, che fanno lo stesso mestiere: mentre per l’uomo non ci si sognerebbe mai di definirlo al femminile, per le donne è prevalente la declinazione al maschile, perché la lingua comunemente usata esclude la declinazione femminile.