emilia-romagna-regione-535x300(Bologna, 9 novembre 2016) Sono 7.848 le interruzioni di gravidanza (IVG) effettuate in Emilia-Romagna nel 2015 con un calo del 7,4% rispetto al 2014. Di questi dati e non solo abbiamo discusso nella seduta congiunta delle commissioni “Politiche per la salute e politiche sociali” e “Parità e Diritti delle Persone”, convocata per la presentazione dell’ultimo Rapporto regionale da parte dell’assessorato Sanità. Il trend risulta in costante diminuzione, tra il 2006 e il 2015 il calo è stato del 27,5%: il numero è sceso sotto quota 10.000 a partire dal 2012 (non succedeva dal 1979). Le IVG di donne residenti in Emilia-Romagna costituiscono l’88,5% degli interventi totali mentre sono l’8,9% (701 casi) quelle effettuate da residenti in altre regioni e il 2,6% (203) quelle effettuate da residenti all’estero. Gli aborti terapeutici rappresentano il 2-6% del totale. Va sottolineato che nelle strutture sanitarie che praticano le IVG, l’obiezione di coscienza riguarda oltre la metà dei medici ostetrici-ginecologi (53,1%, leggermente in diminuzione negli ultimi due anni) e circa un terzo dei medici anestesisti (32,5%), con una grande variabilità tra le Aziende usl.

obiettoriI dati medi nazionali risultano decisamente più elevati (rispettivamente pari al 70,0% e al 49,3%). Sono percentuali che fanno riflettere, dal momento che è necessario applicare la legge 194 garantendo il funzionamento e l’organizzazione del sistema sanitario universalistico, il che significa prima di tutto reale accessibilità per le donne. Il nostro obiettivo è realizzare le condizioni migliori per loro in questo passaggio complicato, pertanto la Regione deve impegnarsi a superare le criticità locali, nel monitoraggio della qualità dei servizi e per un’informazione corretta capillarizzando la rete dei consultori familiari. Nel dibattito è emersa da più parti politiche la volontà di migliorare l’integrazione tra servizi sociali e servizi sanitari, il cui fulcro deve essere appunto rappresentato dai Consultori. Proseguendo con i dati del Report,

nell’analisi in base all’Azienda di residenza si esplicita che “la quota di donne con cittadinanza straniera risulta variare dal 33,0% per le residenti nell’Ausl di Imola al 54,8% dell’Ausl di Piacenza, in relazione alla diversa numerosità di donne immigrate nella popolazione. A livello regionale, tra le residenti, il 43,4% degli interventi è a carico di cittadine straniere. Il tasso di abortività della popolazione straniera è più elevato di quello della popolazione italiana (17,5 per mille contro il 5,1 per mille). Per quanto riguarda il luogo della certificazione, “nel 2015 il 69,8% delle residenti si è rivolta al consultorio familiare, dato in costante crescita negli anni e decisamente più alto della media nazionale (41,6% nel 2013, ultimo dato disponibile); la quota di certificati rilasciati da un ambulatorio ostetrico-ginecologico è del 13,7%, mentre sono il 16,1% i certificati rilasciati da un medico di fiducia. L’Assessorato ha inoltre riferito che il test genetico sul sangue materno è tra gli obiettivi del sistema sanitario regionale, “sostituendolo al test combinato”.