IL TAVOLO DEL CONVEGNO(Bologna, 27 giugno 2016) A 70 anni dalla prima volta al voto delle donne italiane, la Giunta e l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna hanno dedicato un convegno alle “Madri della res publica”. Dopo l’assessora Emma Petitti e il presidente Stefano Bonaccini sono intervenuta in particolare sul tema della rappresentanza femminile nelle sedi istituzionali, sottolineando che le elette sono le prime, oggi, a farsi carico dell’eredità delle nostre madri costituenti con onore e responsabilità. La qualità della nostra democrazia dipende anche dal riconoscimento e dal peso delle donne nei luoghi della partecipazione e della decisione. Ecco perché come coordinamento nazionale degli organismi di parità abbiamo sottoscritto un protocollo con il coordinamento dei difensori civici regionali, presieduto da Lucia Franchini, per vigilare sulla corretta applicazione delle norme antidiscriminatorie tra cui l’obbligo della Legge Delrio di prevedere almeno il 40% di presenze femminili nelle giunte comunali.

ROBERTA MORILa strada che abbiamo tracciato per rendere strutturali le politiche di parità si compone di alleanze e azioni, rendicontabili, di contrasto alle disuguaglianze. Tra gli altri strumenti attivati a seguito dell’entrata in vigore, esattamente due anni fa, della Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere, ho citato l’introduzione della medicina di genere nel prossimo piano regionale socio-sanitario e il primo Piano regionale contro la violenza sulle donne con il coinvolgimento delle agenzie educative per i progetti di prevenzione. Queste politiche e “buone prassi” hanno ricevuto il plauso della vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, collegata da Roma in videoconferenza. Aver reso esigibili alcuni diritti prima solo dichiarati, significa poi contribuire allo sviluppo complessivo della nostra Regione in chiave europea, di una Europa che finalmente metta al centro la lotta alle disuguaglianze. Consideriamo la traduzione in inglese della legge nel volume bilingue “Emilia-Romagna, a Female identity” curata dal Dipartimento di lingue e culture straniere dell’Università di Bologna (a cui seguirà la traduzione in francese, spagnolo e confidiamo anche in arabo) un primo passo per costruire un orizzonte di pensiero comune e innovativo per un emancipato protagonismo femminile nella società.

13521926_894423350690499_4478251390385924519_nAtmosfere e ricordi dei giorni, settant’anni fa, in cui le donne si recavano per la prima volta al voto e per la prima volta potevano essere elette. Sono quelle ricreate dalle letture dell’attrice Irene Guadagnini all’interno del convegno, cui hanno partecipato anche Caterina Liotti del Centro di documentazione donna di Modena ed Eloisa Betti dell’Università di Bologna. “Oggi, nei giorni della Brexit, queste celebrazioni sono ancor più importanti perché danno il senso della storia di questa parte del mondo che ha saputo voltare pagina dopo la guerra, creare le condizioni per lavorare insieme e costruire fondamentali istituzioni sovranazionali – ha detto Bonaccini – Le donne in Emilia-Romagna, a cominciare dalle prime paladine delle voci femminili elette nelle Assemblee rappresentative, sono state protagoniste della costruzione della democrazia italiana e della ricostruzione di questo territorio. Oggi sono chiamate a dare un nuovo contributo che sarà fondamentale per costruire un’Europa diversa, più forte, all’insegna del dialogo e della cooperazione, senza paura ne’ chiusure”. Nel suo intervento l’assessora Petitti ha ricordato le principali norme che hanno reso concreto “il riconoscimento del ruolo centrale delle donne. Il loro impegno -ha sottolineato- ha determinato il miglioramento della nostra società, attraverso crescita sociale, lavoro e diffusione del benessere. In Emilia-Romagna siamo sempre riusciti a fare un passo in più e, forti di questa nostra storia, continueremo a investire in progetti per diffondere ancor più la cultura della parità, coinvolgendo in maniera diretta anche gli uomini e, soprattutto, i giovani e la scuola”. Il convegno è stato anticipato nei giorni scorsi dalla mostra, dedicata anch’essa alle “Madri della res publica”, curata dal Centro documentazione donna di Modena. Fino alla fine di giugno, i palazzi di 40 Comuni e la sede della provincia di Modena espongono un’immagine con i volti delle prime elette nel proprio territorio, assunte a simbolo di quella radicale innovazione.