Piacenza_votodonneConcittadini_5feb16(Piacenza, 5 febbraio 2016) Lo sguardo patriarcale della storiografia e dunque anche della didattica tradizionale ha di fatto oscurato o distorto il ruolo svolto dalle donne nei processi democratici, rendendo necessario un “disvelamento” graduale, per una divulgazione corretta che è promossa dalla nostra legge quadro regionale 6/2014. Ecco perché nell’ambito del progetto formativo assembleare ConCittadini questo bell’incontro, che intreccia i temi della Memoria e dei Diritti, con gli studenti di scuole medie e superiori piacentine. A 70 anni del diritto di elettorato attivo e passivo per le donne italiane (1946: elezioni amministrative, Referendum e Assemblea Costituente) sono stata invitata a parlare del lungo e sofferto percorso verso la piena partecipazione politica femminile, assieme alla Docente di storia contemporanea di UNIBO Fiorenza Tarozzi. Tra i partecipanti nella Sala della Provincia anche l’assessora comunale Giulia Piroli e la consigliera di parità Gloria Zanardi.

Piacenza_votodonne_gruppoUna ragazza ha chiesto: ma quando è maturata l’idea di far votare le donne? Una domanda che rimanda all’origine stessa della democrazia, al principio di eguaglianza tra persone e dunque al compito della Repubblica di rimuovere ogni discriminazione sanciti dall’art. 3 Costituzione. Tutto ciò è maturato quando il pensiero femminile è diventato “politico”, esprimendo la volontà di occupare uno spazio pubblico con dignità di cittadinanza. Da qui, da movimenti ancora ottocenteschi, nasce quella rivoluzione culturale e sociale – solo potenziale condivisione del potere – che in Italia arrivò nel secondo dopoguerra. Il diritto di voto ed elezione per le donne ha segnato un cambiamento epocale, l’emancipazione di un’intera società dalla sudditanza. Il cammino dell’eguaglianza è però sempre davanti a noi ed è nostro dovere superare, in quanto elementi patologici della società, tutte le discriminazioni, disparità di genere, forme di razzismo e intolleranza, che continuano a manifestarsi. La legge quadro per la parità è in tal senso un contributo avanzato della Regione Emilia-Romagna all’attuazione dei principi costituzionali, come lo è la legge elettorale del 2014 che ne è derivata. La recente approvazione in Parlamento delle norme di riequilibrio di genere per tutti i Consigli regionali, da noi già ampiamente recepite, rappresenta un passo ulteriore per il Paese verso la democrazia paritaria.