In aula

(Bologna, 22 ottobre 2015) – Promuovere progetti educativi finalizzati alla salute e al benessere dei ragazzi e delle ragazze, contrastare il bullismo e qualsiasi forma di discriminazione. Continuare ad operare affinché tutti i progetti in materia di educazione all’affettività e sessualità, scelti in autonomia dagli istituti scolastici, siano supportati da adeguata formazione degli insegnanti e degli educatori e siano preceduti da ampia e corretta informazione, con il pieno coinvolgimento delle famiglie.

Sono alcuni dei passaggi della Risoluzione del gruppo Pd (vedi il testodi cui sono prima firmataria, sottoscritta anche dai colleghi di Sel, che è stata approvata ieri a larga maggioranza dall’Assemblea legislativa. Nella risoluzione ho ricordato il forte nucleo anti-discriminatorio presente nelle più importanti Carte a tutela dei diritti fondamentali, a partire dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo dell’Onu. Documenti che circoscrivono in modo chiaro l’orizzonte di valori entro il quale dobbiamo operare, vale a dire i diritti inviolabili di ogni uomo e donna. La risoluzione si sofferma anche su una questione fonte di polemiche e fraintendimenti, specie quando viene bollata erroneamente come “teoria del gender”: mi riferisco alle tematiche inerenti il rapporto tra sesso biologico e identità di genere/ruolo sociale, che sono da decenni oggetto di corsi nelle nostre Università e possono di conseguenza trovare spazio nei percorsi formativi e scolastici, purché in modo scientificamente fondato e epistemologicamente corretto.