Commissione_Fadiga_11mar15(Bologna, 11 marzo 2015) Anche davanti a un tema delicatissimo come l’abuso di minori trattato oggi in Commissione Parità, si riscontra una forte capacità di emersione di questi fenomeni odiosi, a cui deve seguire però, come richiesto dalle stesse istituzioni locali, anche un percorso di accompagnamento che permetta di risolvere ferite profonde che, altrimenti, porterebbero inevitabilmente a degli adulti compromessi. Intendo al proposito promuovere in Val D’Enza un incontro pubblico della commissione, per ascoltare il territorio e condividere azioni di sistema. Luigi Fadiga, Garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Emilia-Romagna, è stato ascoltato in audizione proprio sui casi di abusi sui minori nella provincia reggiana. Insieme a lui abbiamo invitato il sindaco di Bibbiano e assessore con delega alle Politiche sociali dell’Unione dei Comuni della Val D’Enza, Andrea Carletti, gli operatori dei servizi sociali del territorio e il professor Massimo Masi, responsabile del gruppo di lavoro regionale per le linee guida contro i maltrattamenti sui minori.

Ha detto il Garante che in Val D’Enza sono 13 i minorenni, di cui 12 italiani e uno di nazionalità straniera, vittime di violenza, “ma l’errore più grave sarebbe etichettare l’area, perché il fenomeno non è certo circoscritto nel reggiano dove semmai c’è stato il coraggio di denunciare e intervenire” e ciò si deve anche “alla tempestività dei servizi sociali del territorio, che si sono attivati con l’autorità giudiziaria”. Il prof. Masi ha fatto proprio e rilanciato l’allarme di Fadiga sull’emersione del fenomeno: “Una stima probabile è che emerga solo un caso su cinque di violenza sui minori in Emilia-Romagna”. Come riferisce il Garante, “nel 2014 il mio Ufficio ha affrontato 202 pratiche, e a fronte di 68 bambini o ragazzi la cui vicenda è stata portata alla nostra attenzione dall’autorità giudiziaria, sono state solo tre le volte in cui a muoversi è stata la scuola, che pure è l’ambiente che più i minori frequentano: c’è un grosso problema di autoreferenzialità, pur in buona fede gli insegnanti sono convinti di poter dare risposte da soli ai problemi, ma ciò è impossibile per chiunque”. Inoltre, continua Fadiga, “serve rafforzare la ‘rete’, a partire dalla interazione tra servizi sociali e aziende sanitarie”, e poi bisognerebbe “verificare l’ottimizzazione della collocazione dei Centri dei servizi”.

La prima volontà delle amministrazioni del territorio è “capire quali possano essere gli strumenti utili per migliorare la risposta a questi fenomeni da parte di una comunità che è rimasta sicuramente colpita, anche perché è inutile negare che ci sia il rischio di vedere una intera zona etichettata- spiega Carletti- quando invece, come sottolineato anche dal Garante, si sono rivelate decisive proprio la consapevolezza e il coraggio di parlare tra tutti i soggetti coinvolti”. Secondo la dottoressa Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Val D’Enza, “è stato molto importante non solo l’attività del ‘gruppo di emergenza’, che si è attivato a partire da una segnalazione proveniente in questo caso da una scuola e nel giro di una giornata aveva già portata la vicenda all’attenzione della giustizia, ma anche la volontà di proseguire l’ascolto, non sempre facile, delle giovani vittime anche dopo aver raccolto un numero apparentemente sufficiente di informazioni”. Proprio per continuare questo percorso, propongono dalla Val D’Enza, “viste le competenze acquisite nell’ultimo anno affrontando questa vicenda vorremo creare sul territorio un Centro specialistico sul trattamento dei minori vittimi di violenza insieme all’Ausl di Reggio Emilia”.