Boretto_2giu14(Boretto, 2 giugno 2014) Nel giorno della Festa della Repubblica il rieletto Sindaco Massimo Gazza ha colto la tradizionale occasione della consegna della Costituzione ai diciottenni per riflettere assieme a loro sul ruolo delle donne nella costruzione della democrazia italiana. Nella Sala “M. Nizzoli” del Municipio ha introdotto la mattinata con un saluto, per poi dare la parola alla giovane consigliera Gloria Abbati che ha sottolineato l’importanza della partecipazione alla vita politica da parte dei ragazzi e delle ragazze, prime vittime dell’indifferenza alla politica. Bella la sua citazione di Piero Calamandrei, che in un celebre discorso degli anni ’50 utilizzò la storiella dei due emigranti sul bastimento in balia della tempesta, quando uno rispose all’allarme dell’altro dicendo: “che me ne importa se affonda? Non è mica mio!”.

wecandoitChiamata a raccontare il contributo delle donne alla Repubblica, i diritti paritari sanciti dalla Costituzione del 1948 e la loro ancora incompleta attuazione, ho innanzitutto ricordato il ruolo di madre Costituente e componente della Commissione dei 75 e poi di donna autorevole delle Istituzioni qual è stata Nilde Iotti. Grande esempio di lungimiranza e determinazione verso una uguaglianza effettiva tra i generi, per la quale i principi non bastano. Dopo battaglie di decenni, sfociate nel riconoscimento alle donne delle loro libertà personali, solo negli anni ’90 abbiamo avuto leggi che prendono atto della discriminazione indiretta e dunque della necessità di azioni positive ad esempio nel campo del lavoro e della conciliazione familiare. La stessa violenza sessuale è diventata con enorme ritardo “reato contro la persona” e non contro la morale, a dimostrazione di un gap culturale profondo, difficile ancora oggi da colmare. Per una completa attuazione degli articoli Costituzionali, il tempo presente ci consegna l’urgenza di un’alleanza forte tra uomini e donne, che ci consentirà di superare insieme la crisi sociale. Come nella lotta di Liberazione, come sempre nei passaggi più duri della nostra storia, le donne ci sono.