Reggiolo_Rocca_25apr14Ogni anno si rinnovano le ragioni di festeggiare il 25 aprile, di declinare al futuro l’eredità di pace, diritti e democrazia lasciataci dagli uomini e dalle donne della Resistenza. Quella memoria è antidoto per le nuove generazioni agli orrori del nazifascismo, in quanto ci insegna che libertà e uguaglianza sono la conquista di ogni giorno e non solo un’occasione commemorativa.

Reggiolo_25aprile2014“Nel prendere la parola ringrazio in particolare per l’invito la Sindaca Barbara Bernardelli e porto il saluto della Regione alle Autorità civili, religiose e militari, all’ANPI e a tutti i rappresentanti delle associazioni combattentistiche oltre che a tutti i presenti. Grazie davvero dell’invito a celebrare qui il 25 Aprile, con tutto il significato autorevolmente espresso da chi mi ha preceduto, perché mi permette di onorare pubblicamente una data che è parte essenziale della nostra storia di libertà e democrazia, e perché sono qui a celebrarlo con voi, con Reggiolo, ma soprattutto con i reggiolesi che resistono e combattono, contro l’invasore nel tempo passato, così nel tempo presente contro le avversità potenti che non hanno risparmiato le nostre terre e i cui i segni rimangono impressi nei nostri cuori e nei nostri sguardi.

La memoria, dunque, come antidoto per le nuove generazioni affinché l’orrore delle stragi nazifasciste di settant’anni fa non si ripeta, affinché la profonda inquietudine del nostro tempo sia di stimolo per una cittadinanza attiva, consapevole, responsabile, affinché la libertà e l’uguaglianza siano la conquista di ogni giorno e non solo un’occasione commemorativa. Tante pagine sono state scritte sui giorni dell’odio politico e razziale e poi sui giorni della liberazione, ma tanto c’è ancora da scrivere e da rimediare rendendo giustizia a chi è morto per il nostro futuro di libertà. Attraverso l’impegno di tanti, della Commissione Parlamentare sulle stragi nazifasciste, delle Procure militari, delle associazioni combattentistiche, dei sindacati, delle istituzioni, molti processi sono stati istruiti e conclusi con sentenze di condanna, nei quali la Regione Emilia-Romagna si è costituita parte civile perché è vero che ci sono crimini così efferati che non si possono né punire, né perdonare, ma riconoscere il diritto di ciascuno alla verità, alla dignità, alla giustizia significa liberarsi da quelle violenze e prendersi cura finalmente del ricordo delle persone care. Per coltivare il ricordo che si fa cultura, bisogna coltivare il rispetto per la storia, per le persone, per l’umanità e per le donne che tanto fecero in quei giorni e di cui poco in realtà è stato loro riconosciuto. Proprio per questo risarcimento postumo, sono da salutare con grande soddisfazione i progetti sulla Resistenza al femminile, di riscoperta dei ruoli decisivi delle donne in quell’epoca. Associazioni femminili, istituzioni, istituti storici e tanti altri si sono concentrati a disvelare un filone importantissimo. In particolare il progetto “Oltre il 70mo” promosso dall’Istituto Cervi, dalla Provincia e dall’ANPI si propone di far emergere il ruolo sottovalutato o addirittura sconosciuto delle donne nella lotta antifascista e di Liberazione, promuovendo la raccolta di episodi, storie, biografie di donne reggiane anonime e non.

Sulla base della documentazione dell’ANPI nazionale le partigiane combattenti sono state 35.000, le patriote 20.000, nei gruppi di difesa ci furono 70.000 iscritte, le arrestate e/o torturate furono 4.653, mentre le deportate furono 2.750, le fucilate o impiccate furono 2.812, le commissarie di guerra 512, le donne decorate di medaglie d’oro al valore militare sono state 19 … senza contare il ruolo silenzioso di tutte coloro che accudirono, accolsero, aiutarono nella quotidianità sostituendosi spesso nel mantenimento della famiglia ed acquisendo piano piano una consapevolezza civile che permise loro di superare gli stereotipi di ruolo tradizionali e conquistarsi un riconoscimento politico che come primo esito ebbe il diritto di voto. Questi limiti della memoria trovano appunto origine in una concezione tutta maschile e tutta «armata» della lotta di Liberazione. La memoria della Resistenza al femminile è stata anche limitata dal silenzio di tante protagoniste di quegli anni duri. È giunto il tempo di fare rivivere i ricordi, di scrivere la loro storia. La posta in gioco è gigantesca: per sopravvivere alla crisi l’umanità deve essere consapevole della gravità di ciò che, in un lontano futuro, potrà mettere a repentaglio la sua sopravvivenza e prepararsi ad affrontarlo. Per essere pronta, deve cominciare con la conoscenza del suo passato, delle prove alle quali è sopravvissuta nel corso di millenni. Così come allora diverse culture si ritrovarono unite nel combattere per un obiettivo comune, così oggi dobbiamo trovare una nuova motivazione per restituire un mondo migliore a chi verrà dopo di noi.

Ci approssimiamo alle elezioni europee, si annuncia in Italia una stagione di riforme strutturali del nostro Paese, andiamo anche al rinnovo delle amministrazioni locali … che cosa, dunque, il passato ci può insegnare rispetto a queste sfide, per affrontarle, per vincerle.

Io direi … pensiamo e agiamo senza paure, ma con la consapevolezza che questi periodi di grande difficoltà sociale ed economica di ciascuno e di tutti meritano le persone migliori, le soluzioni più adeguate, tenacia e determinazione per perseguirle.

Dopo che due guerre terribili si sono abbattute sul continente e sul resto del mondo, in Europa si è stabilita la pace. La scommessa dei padri fondatori dell’Europa è stata quella di porre fine al lutto e al risentimento del periodo del dopoguerra in nome di una riconciliazione che andava oltre il bene e il male, oltre il perdono e la vendetta. Il sonno della ragione può far nascere mostri, ecco perché è così turpe far leva sulle paure per legittimare le proprie posizioni politiche, ecco perché il non riconoscere il ruolo dell’Europa nello scacchiere internazionale è quantomeno miope, ecco perché in questo mondo dai fragili equilibri ci vuole più Europa, soprattutto una Europa dei popoli non solo dei Governi… ci vogliono gli Stati Uniti d’Europa.

Dopodiché la partecipazione dell’Italia deve essere ispirata al rispetto degli accordi, ma anche ad un protagonismo politico che li sappia mettere in discussione se ciò è necessario. Oltre il 70% delle leggi italiane sono ormai di derivazione europea, ecco perché sono così importanti le elezioni dei nostri parlamentari europei il prossimo 25 maggio, perché siano presidiati i valori fondativi dell’Europa, perché siano migliorate le politiche di sostegno alla crescita dell’Italia, perché sia garantito il bene più prezioso … la pace. Nel frattempo noi dobbiamo fare la nostra parte. Fare manutenzione ad una democrazia affaticata.

Non credo sia più rinviabile il tempo delle riforme volte ad un doveroso efficientamento dello Stato e della macchina pubblica, volte ad imprimere un sano dinamismo ed una reale efficacia delle politiche pubbliche, volte ad un risparmio della spesa pubblica che liberi risorse e colpisca i privilegi. Le riforme però, quando si propongono di mettere mano alla Costituzione devono essere riforme di qualità, riforme dal pensiero lungo e dalle radici profonde, riforme che rafforzino la democrazia, chiariscano le competenze di ciascun livello istituzionale, riforme che rendano i territori e le persone protagonisti di una nuova stagione.

Una stagione che restituisca speranze, lavoro, prospettive ai giovani e ai meno giovani. Una stagione di prosperità e pace che non dimentichi gli orrori della guerra, perché dietro l’angolo c’è sempre qualcuno pronto a negare la shoah, a ridimensionare la storia, a infangare la Resistenza.

Ma noi siamo qui ora e saremo qui anche domani, e qualcun altro dopo di noi, perché come diceva Primo Levi “tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”.

W l’Europa! W l’Italia! W la Resistenza!”