Aula(Bologna, 5 novembre 2013) L’Assemblea ha approvato tre Risoluzioni importanti, che impegnano la Giunta regionale a sostenere concretamente la nostra Memoria e, in particolare, le celebrazioni del 70^ anniversario della Resistenza al nazifascismo. Quella presentata e illustrata da me in Aula chiede di ampliare la ricerca storica dedicata al ruolo delle donne nella lotta di Liberazione, e a favorire collaborazioni e progetti innovativi con Università, Istituti storici e luoghi della memoria, nonché iniziative, sia culturali che educative sul territorio in collaborazione con l’associazionismo femminile e con l’Ufficio scolastico regionale, per far conoscere storie, memorie e contributi di donne negli anni 1943-1945, anche attraverso l’intitolazione di spazi pubblici a personalità meritevoli o a momenti simbolici dell’azione di Resistenza femminile.

donne resistentiLa Resistenza delle donne è da sempre un “racconto sommerso”, perché la storiografia si è basata su fonti di natura istituzionale e collettiva incentrate su documenti e narrazioni maschili della Lotta di Liberazione – ma possiamo dire di tutta la nostra Storia – che relegavano le donne a ruoli marginali. Eppure sulla base della documentazione ANPI nazionale le partigiane combattenti furono 35.000, le patriote 20.000, nei gruppi di difesa ci furono 70.000 iscritte, le arrestate e/o torturate furono 4.653, mentre le deportate furono 2.750, le fucilate o impiccate furono 2.812, le commissarie di guerra 512, le donne decorate di medaglie d’Oro al valore militare sono state 19. Per le tante donne che fecero parte della Resistenza molto al di là di questi numeri, l’antifascismo fu una scelta consapevole, che diede avvio al lungo percorso – non ancora concluso – verso la loro piena cittadinanza pubblica e politica. Assumendo compiti fino ad allora tradizionalmente maschili, sostituendo gli uomini nel lavoro e nel mantenimento della famiglia, ribaltando la consueta divisione dei ruoli, nonché in numerosi casi agendo e lottando attivamente, le donne italiane superarono ruoli e stereotipi tradizionali e conquistarono un riconoscimento politico e civile che ebbe come primo esito il diritto al voto. E’ un fatto che il contributo femminile alla nascita della Repubblica, alla nostra Costituzione e all’affermazione di diritti civili e sociali che sono diventati patrimonio di tutti, non è mai stato valorizzato né sui testi scolastici né attraverso alcun canale di larga divulgazione culturale. Con la Risoluzione approvata oggi la Regione Emilia-Romagna si impegna a colmare, parzialmente, questa storica lacuna.