(Bologna, 10 giugno 2013) Oggi la nostra audizione in Commissione ha trattato il tema “Occupazione femminile e condivisione delle responsabilità sociali: conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. Dunque quali misure per la conciliazione (legate non solo alla maternità) e per affrontare i numerosi tipi di discriminazione subìti dalle donne, dalla differenza di salario alla scarsissima presenza nei ruoli apicali. Ad aprire i lavori la consigliera di Parità della Regione Emilia-Romagna Rosa Amorevole, che ha sottolineato come la discriminazione e la conciliazione siano i due principali temi su cui viene richiesto il suo intervento, poiché il peggioramento dell’organizzazione del lavoro e il periodo di crisi hanno aumentato la conflittualità interna.

Dall’assessorato regionale al Lavoro abbiamo tratto dati sull’occupazione, che in Emilia-Romagna non si è ridotta ma ha visto semmai una sostituzione: ci sono 23.000 occupate in più rispetto al 2010, è aumentato però anche il numero delle disoccupate perché molte donne si sono affacciate sul mercato del lavoro per andare ad integrare il reddito familiare, mentre si è ridotta la qualità dell’occupazione, con un maggiore ricorso al tempo determinato e al part-time, che spesso viene imposto alle lavoratrici.

Gli interventi delle rappresentanze istituzionali e associative hanno affrontato i problemi concreti che si vivono sui posti di lavoro, dalla situazione delle persone disabili alla estrema difficoltà di arrivare ai vertici delle società, al “gender casting”, cioè l’abitudine di considerare il genere come un fattore dirimente durante i colloqui di lavoro. Per quanto riguarda le politiche di conciliazione, le richieste più frequenti hanno riguardato la flessibilità degli orari, politiche di incentivazione per l’accesso ai nidi, il contrasto ai contratti atipici, la promozione dell’anzianità attiva, maggiore attenzione ai programmi di rientro al lavoro post-maternità, il sostegno all’aggregazione e associazione tra professionisti, a partire dal co-working femminile e fino ad arrivare al co-housing. Infine, anche dalla audizione di oggi è emerso quanto è ormai provato e cioè che ad ogni livello l’organizzazione a misura di donna è più efficiente e redditizia, oltre ovviamente a concorrere all’equità sociale. Purtroppo l’attuale sistema non ha ancora compreso, culturalmente, la soggettività femminile come fattore di progresso, crescita e forte cambiamento.