(Bologna, 15 febbraio 2013) Il divario di parità tra uomo e donna che già si sconta nella società, nelle libere professioni può diventare un abisso per le caratteristiche dell’organizzazione in proprio del lavoro. E’ quindi necessario che le donne individuino misure comuni che contrastino la loro discriminazione oggettiva. In particolare le professioniste in Emilia-Romagna hanno ancora da infrangere un “soffitto di cristallo” molto insidioso: quello del reddito. Le donne avvocato sono più degli uomini (4.858 contro 4.725) eppure guadagnano meno della metà (il 57% in meno), le commercialiste percepiscono in media 42.634 euro contro gli 85.275 euro dei colleghi, mentre tra gli ingegneri le donne sono solo il 13% e guadagnano in media 25.192 euro all’anno contro i 48.800 degli uomini. In generale il mondo delle professioni sta diventando “rosa”. Le nuove iscrizioni, ad esempio all’ordine professionale dei medici e veterinari, sono più femminili che maschili, anche a causa della forte selezione nelle prove di ammissione. Ma persino dove gli uomini sono in minoranza sono comunque più ricchi, com’è il caso degli psicologi che sono il 18% ma guadagnano il 13% in più.

Abbiamo presentato questi dati – raccolti grazie a Conprofessioni – in un convegno dal titolo “Donne e uomini nelle professioni. Uguali o diversi?”, promosso dalla consigliera di parità della Regione Rosa Amorevole, che mi ha invitato ad un saluto introduttivo. La profonda iniquità di questa valorizzazione mancata non fa che rafforzare l’idea portata avanti dalla nostra Commissione: serve una politica e una normativa di correttivi di genere, che vadano a colmare i gap di opportunità esistenti nei vari ambiti.

Non è certo un caso, ad esempio, se le professioniste non hanno consulenze redditizie o se il divario retributivo si allarga per la fascia delle 30-40enni (quando la maggioranza va in maternità). Un protocollo di collaborazione, sottoscritto durante il convegno tra la consigliera di parità e la presidente di Confprofessioni regionale Maria Paglia, rappresenta un passo in avanti di maggiore attenzione e responsabilità da parte della categoria. La politica e i legislatori devono però incidere con i propri strumenti, per qualificare il lavoro femminile, promuoverne la remunerazione e la competitività, affinché le donne siano davvero pari nella loro diversità. La Legge quadro regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere, in fase di elaborazione, sarà utile a valorizzare tutti i contributi e le proposte per sostenere la soggettività femminile.